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Dentro e fuori casa, ecco le piante che riducono l’inquinamento.

Ormai lo smog è diventato parte integrante delle nostre case, dei nostri abiti, addirittura della pasta dentifricia e del biscotto inzuppato nel latte. Insomma: viviamo in un’epoca di grigiore tale che perfino la nostra anima è intrisa di polveri sottili.

Nemmeno troppo sottili, a giudicare dai granelli di sostanze tossiche che pesano come macigni sulla qualità dell’aria. E, dal momento che l’aria è vita, la sua insalubrità si riflette anche sulla qualità della vita. 

I principali responsabili dell’inquinamento in casa sono i cosiddetti composti organici volatili (VOC, dall’inglese Volatile Organic Compounds), sostanze chimiche di vario genere che tendono a evaporare a temperatura ambiente, provenienti ad esempio da rivestimenti, tinteggiature, deodoranti, processi di combustione. 

La correlazione tra l’inquinamento dell’aria esterna e la nostra capacità respiratoria è ormai ampiamente documentata dalla scienza, ma anche l’inquinamento dell’aria interna pesa sulla salute dei nostri polmoni, anche perché le persone trascorrono sempre più tempo in ambienti chiusi.

Già in passato alcuni studi avevano confermato la capacità delle piante a foglia larga di filtrare e decomporre il particolato, alcune piante sono in grado anche di “assorbire” i cosiddetti composti organici volatili, tra cui appunto benzene, tricloroetilene, il toluene, trielina, xilene e formaldeide. Si dimostrano anche validissime nel ridurre la diffusione di particelle inquinanti trasmesse attraverso le feci degli animali domestici.

L’edera, il rhododendron simsii o azalea, lo spathiphyllum Mauna Loa, alias Spatifillo, il philodendron oxycardium, aka filodendro, la gerbera jamesonii, il ficus benjamina, la sansevieria trifasciata laurentii o lingua di suocera, la scindapsus aures, altrimenti detta pothos, la nephrolepis obliterata, il bambù, l’anthurium, il crisantemo, il tronchetto della felicità, l’aloe vera.

Sono tante le piante d’appartamento in grado di ridurre i livelli di inquinamento in casa, vale a dire i rischi per la salute legati a benzene, formaldeide e altre sostanze nocive presenti nelle nostre case. 

Uno studio dell’università di Taipei pubblicato di recente, ha confermato il potere purificante delle piante monitorando la qualità dell’aria in 60 abitazioni della capitale taiwanese, metà delle quali 

Lingua di suocera

Lingua di suocera

ospitavano da 8 a 21 piante in vaso.

Ebbene, nelle 30 case con pochissime piante (non più di due), la concentrazione di Pm2,5, le cosiddette polveri sottili, era di 1,29 volte superiore rispetto alle case dove erano presenti più piante. Le misurazioni – 12 in ciascuna abitazione per tutto il 2014 – hanno riguardato anche le capacità respiratorie degli abitanti, 60 in tutto.

Ciò che è emerso è che al ridursi della concentrazione di particolato corrisponde un aumento della funzionalità polmonare.

Arrivano gli alberi anti smog in grado di catturare quasi 4000 chili di anidride carbonica (CO2) nell’arco di vent’anni di vita, bloccando anche le pericolose polveri sottili PM10 e abbassando la temperatura dell’ambiente circostante durante le estati più calde e afose. E’ quanto emerge da uno studio di Coldiretti presentato al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio sulle piante più adatte a battere l’inquinamento atmosferico secondo il Cnr. Dall’Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all’Ontano nero, dal Tiglio selvatico all’Olmo anche nel proprio giardino è possibile ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri PM10 che ogni anno in Italia causano circa 80.000 morti premature secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente. Una vera e propria emergenza – ricorda Coldiretti – che ha portato diverse regioni d’Italia, dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte all’Emilia Romagna ad adottare stringenti limitazioni al traffico di auto e camion per ridurre polveri e gas nell’ambiente. 

Il Ginkgo Biloba che è un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, oltre ad assorbire 2800 chili di CO2 vanta anche – sottolinea la Coldiretti – un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Fra gli alberi anti smog troviamo il Tiglio, il Bagolaro che è fra i più longevi con radici profonde e salde come quelle dell’Olmo campestre. Il Frassino comune – spiega la Coldiretti – è un altro gigante verde che può arrivare a 40 metri mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di 10 metri ma che nonostante le dimensioni ridotte riesce a bloccare fino a 2600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi.

Una opportunità per oltre la metà degli italiani che ha il pollice verde nei giardini, negli orti e sui terrazzi, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè. Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto non si può continuare a rincorrere le emergenze – sostiene la Coldiretti – ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog. Le piante – sottolinea la Coldiretti – concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone nelle città capoluogo di appena 31 metri quadrati di verde urbano ma la situazione peggiora per le metropoli con valori che vanno dai 22 di Torino ai 17,9 di Milano fino ai 13,6 di Napoli. 

Ginkgo Biloba

Ginkgo Biloba

Per questo sono importanti – precisa la Coldiretti – le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, come il bonus verde del 36%. Una misura strategica per la lotta italiano all’inquinamento – rileva la Coldiretti – anche alla luce del provvedimento adottato dalla Commissione europea che il 17 maggio 2018 ha deferito l’Italia (insieme a Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito) alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. In particolare all’Italia è contestato il superamento per più di 35 giorni in un anno dei valori limite giornalieri delle polveri sottili (PM10) con 50 microgrammi per metro cubo in 28 aree nel territorio nazionale in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, dove i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati. Una situazione – conclude la Coldiretti – che si ripete praticamente ogni anno soprattutto nel periodo invernale quando non piove.

Bagolaro

Bagolaro

“E’ importante pertanto la riconferma del bonus verde anche per il prossimo anno nella legge di bilancio in discussione per favorire la diffusione di “polmoni verdi” nelle città” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si tratta di un segnale importante per un settore da primato del Made in Italy come il florovivaismo che solo in Italia vale complessivamente oltre 2,5 miliardi di euro e conta 100mila addetti su 27mila aziende, diffuse su tutto il territorio nazionale”.

Ciascuno di noi può fare molto per contrastare l’inquinamento. Iniziative come “Alberi per il futuro” , che lo scorso novembre ha visto migliaia di cittadini piantare più di diecimila alberi in 180 città italiane, sono appuntamenti importanti per ripopolare di verde le nostre città, ma soprattutto per sensibilizzare sull’importanza e l’impatto che una singola azione, se moltiplicata per i molti che partecipano, può avere per il futuro di tutti. 

Da questo punto di vista, anche sindaci e urbanisti possono fare molto. Una recentissima ricerca dell’Università di Surray pubblicata su Atmospheric Environment, per esempio, suggerisce caldamente ai pianificatori urbani di non piantare soltanto alberi lungo le strade, ma considerare anche l’importanza delle siepi: solo così si mitiga l’impatto delle emissioni dei veicoli a scoppio. Lo studio si è focalizzato su sei punti lungo la strada a Guildford, nel Regno Unito, e ha preso in considerazione tre tipologie di barriere vegetali: solo alberi, solo siepi e un mix di alberi e siepi. Le misurazioni hanno rilevato che la riduzione più elevata di inquinanti dall’altro lato della strada è avvenuta dove c’erano soltanto le siepi, indipendentemente dalla direzione dei venti. Come era facile immaginare, le alberature non hanno prodotto benefici all’altezza di 1,5-1,7 metri, quella della respirazione umana per intenderci.

Ontano nero

Ontano nero

L’inquinamento nelle città è un problema complesso, ovviamente, che deve essere affrontato da molti punti di vista, ma le piante possono venirci in aiuto. Potremmo riassumere dicendo che una delle regole auree della città pulita è quella delle “4 p”: pedoni, pedali, pendolari e… piante!

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