Il Sentiero delle Felci

LOCALITA' DI PARTENZA: Boccioleto (667 m)

LOCALITA' DI ARRIVO: Fervento (798 m)

DISLIVELLO: 600 m

TEMPO DI SALITA: 2 h

CARTOGRAFIA: IGC n° 10 Scala 1 :
50.000 Monterosa, Alagna e Macugnaga

PERIODO CONSIGLIATO:
giugno - ottobre


Mappa del percorso

Dal centro di Boccioleto, attraverso una gradinata, si scende verso il ponte sul torrente Cavaione e poco prima, sulla destra, si imbocca il sentiero n° 372 che conduce all'alpe Cavurgo Superiore. Portatisi sulla sponda del Sermenza, si passa dall'altro lato su un ponte in ferro, indi si inizia a salire. Al primo bivio si prende a destra raggiungendo il prato della Pianella. Lo si attraversa piegando a destra ed entrando nel bosco nei pressi di un piccolo rivolo. Slanciati alberi di abete rosso, rovere, castagno, acero montano, ontano bianco e tiglio (la specie arborea più diffusa) ci sovrastano e ci accompagnano lungo il cammino. Si entra in un valloncello e ignorando un bivio a sinistra, si raggiunge il Rio della Dieta che corre incassato tra alte e scoscese sponde ricoperte fittamente da muschi ed epatiche. Trascurando ancora un altro sentiero a sinistra, si passa il ruscello su un ponte in cemento uscendo sui prati, in parte invasi da arbusti per l'abbandono dell'attività agricola e preludenti alla piccola e ridente frazioncina di Casetti m 717.
In lieve salita la si raggiunge, passando nel mezzo di alcune case rurali "a ghiaccio", caratteristiche della zona, portandosi nei pressi della linda chiesetta situata nella parte bassa dell'abitato (ore 0,20).

Trattandosi di un percorso dedicato alle felci è d'obbligo soffermarsi più diffusamente su queste piante, puntualizzando i punti ove ogni singola specie è più facilmente osservabile. Poche hanno un nome volgare, dovrò giocoforza nella descrizione riferirmi al loro nome scientifico in latino che ai più riuscirà di difficile lettura.
Questa prima parte del percorso è caratterizzata dalla presenza delle seguenti specie di pteridofite: Asplenium trichomanes ssp. trichomanes, Asplenium trichomanes ssp. quadrivalens (Erba rugginina o Falso Capelvenere) e Polypodium vulgare (Felce Dolce o Falsa Liquirizia), abbondanti sulle spallette del ponte sul Sermenza.
Più avanti si incontrano Dryopteris filix-mas (Felce maschia), Athyrium filix-femina (Felce femmina), Cystopteris fragilis.
All'ingresso del bosco, nei pressi di una pozza d'acqua, si notano esemplari di Equisetum arvense (Coda cavallina); all'interno, oltre alle già citate Felce maschia e Felce femmina, Dryopteris affinis ssp. borreri, Dryopteris affinis ssp. cambrensis, Dryopteris expansa, Oreopteris limbosperma e Phegopteris connectilis.
Presso il ponticello del Rio della Dieta vale la pena di scendere nel greto e, destreggiandosi tra i massi, risalirlo per breve tratto. Sui versanti erti e scoscesi si possono osservare: Asplenium viride e, soprattutto Polystichum aculeatum (Felce maschia minore), Polysticum braunii, e assai interessante, l'ibrido sterile tra i due, Polistichum x lurssenii.
Nel prato umido e torboso sottostante Casetti, a destra del sentiero, è visibile una bella colonia di Equisetum sylvaticum, il più bello ed elegante degli equiseti della nostra flora, con fusti piumosi e leggeri , mescolato a Falce femmina. Sui muretti a secco a monte del sentiero che precedono le prime case di Casetti ancora Erba rugginina a Cystopteris fragilis.

Dalla chiesetta di Casetti si prende ora in discesa la mulattiera che conduce al capoluogo. Con alcuni zig-zag accosta alla sinistra una bella pecceta artificiale (proveniente da piantagione), con abeti rossi di notevole mole e altezza, mentre in basso si vede scorrere il torrente Sermenza.
Giunti all'ultimo tornante la si abbandona procedendo sul sentiero che prosegue diritto fiancheggiando sempre la pecceta.
Al di là del torrente si possono intravedere i ruderi della <<Fabbrica>>, un insolito opificio che produceva chiodi, attiva in periodo prebellico.

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Si entra nella forra del Rio della Pissa con bella cascatella in periodi di piovosità e, guadatolo, si prosegue nel bosco per rientrare subito in un vallone più ampio e profondo: quello del Rio della Cuna. E' curioso notare qui alcuni alberi annosi e contorti di Robina pseudoacacia, assolutamente in un ambiente a loro non confacente. Su uno di essi, vivono come epifite, alcune felci della specie Polypodium vulgare (falsa liquirizia).

Continua...

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