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Rifugi
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La Mappa Guide Alpine
Rifugio" è una parola ormai entrata nel
vocabolario di alpinisti ed escursionisti, e quando si usufruisce di queste
strutture raramente ci si sofferma a pensare a quello che poteva essere il
significato originario di queste costruzioni, ed a quello che può essere il loro
significato attuale.
L'origine del Rifugio in montagna è fatta generalmente risalire al 1785 con la
Capanna Vincent costruita sul versante meridionale del Monte Rosa quale punto di
appoggio per lo sfruttamento delle adiacenti miniere d'oro, seguita nel 1851 da
un ricovero al Colle Indren adibito ad osservazioni scientifiche.
Come si vede, le radici più profonde della parola "rifugio" affondano in un
contesto culturale ben diverso da quello attuale: quello economico, degli scambi
commerciali e delle spedizioni militari, e pure quello religioso, di
pellegrinaggio ai grandi Santuari, che fece sorgere sui più importanti Passi i
primi "hospitia" ad opera dei monaci, come quelli del Sempione, del Gottardo e
del Gran San Bernardo.
Nel 1876 per iniziativa della Sezione di Varallo del CAI viene costruita la
Capanna Gnifetti a ricordo di un grande estimatore del Monte Rosa. Si tratta di
un locale in legno interamente catramato all'esterno in grado di ospitare 6
persone.
All'inizio di questo secolo sono ormai un centinaio, mentre nel 1922 compare
sulle Alpi Occidentali il bivacco fisso, tipo di rifugio dalle caratteristiche
specifiche. Esso viene ubicato nelle zone più alte dalle quali si possono
iniziare ascensioni impegnative. I primi bivacchi erano costruiti in pietra e
legno. Successivamente alle pietre sono state preferite pareti
semi-prefabbricate, in metallo rivestite in legno o materiali pressati,
assemblate sul posto, oppure trasportati già completi con l'elicottero.
Oggi, grazie alle possibilità offerte dallo sviluppo della tecnica e date
le mutate esigenze dei fruitori della montagna, i Rifugi Alpini tendono sempre
più a diventare dei veri e propri alberghetti di montagna. Anche il rapporto con
il Gestore tende ad evolversi in funzione di queste esigenze, e a diventare
forse più "professionale".
La rete di Rifugi e punti d'appoggio che si è sviluppata è, nelle regioni
alpine, più che soddisfacente per l'alpinista e l'escursionista (tanto che il
CAI valuta oggi con molta attenzione i progetti di costruzione di nuove
strutture, privilegiando semmai il recupero e la ristrutturazione di quelle già
esistenti), mentre nel resto d'Italia ancora attende di essere sempre più
organizzata e definita.
Anche se oggi non si vedono più salire i rifornimenti a dorso di mulo, come ai
tempi eroico-romantici Ottocenteschi, ma con mezzi ben più moderni quali per
esempio l'elicottero, talvolta affiora ancora l'originaria filosofia del
Rifugio, più spesso in quelle strutture che presentano maggiori difficoltà di
accesso e ridotta frequentazione, e quello strano sapore che rimane dopo avervi
passato una serata, vicino a persone sconosciute ma amiche.
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