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ALAGNA MONTE ROSA

La Capanna Regina Margherita

Meta alpinistica tra le più ambite al mondo, la Capanna Regina Margherita è protagonista di escursioni e suggestioni naturalistiche uniche. Quelle che si possono vivere solamente su uno dei “tetti” d’Europa.

La Capanna Regina Margherita del Club Alpino Italiano è il rifugio più alto d’Europa: sorge infatti a 4554 metri, sulla Punta Gnifetti, la quarta vetta per altezza del massiccio del Monte Rosa.
Costruita nel 1893 e dedicata alla Regina Margherita – che salì personalmente a inaugurarla – la struttura è stata ampliata e ristrutturata nel 1980, ed è oggi un’ambitissima meta per migliaia di alpinisti, che la raggiungono percorrendo le diverse vie di salita da Alagna Valsesia, Gressoney, Champoluc, Macugnaga, Zermatt.

Il rifugio ha una grande notorietà nell’alpinismo internazionale, sia per la sua storia unica, che per la rilevanza scientifica: è infatti sede – fin dall’inizio del ’900 – di un osservatorio metereologico e di fisica terrestre, oltre che essere collegata all’importante laboratorio scientifico del Col d’Olen.

La capanna è meta di escursioni soprattutto nel periodo estivo, facendo tappa per la notte alla Capanna Gnifetti o al Rifugio Città di Mantova, o senza pause intermedie, pernottando nel “rifugio più alto d’Europa”. Dalla Capanna Margherita è possibile effettuare alcune traversate mozzafiato sulle vette, come ad esempio i percorsi Zumstein-Dufour-Nordend (le altre tre cime del Rosa) o Lyskamm-Castore.

Ma la Punta Gnifetti – che prende il nome dall’omonimo parroco di Alagna, che nel 1842 fu tra i primi a raggiungere la sommità del massiccio del Monte Rosa – sa offrire anche splendidi panorami, in tutti i momenti della giornata.
All’alba, quando i colori sono stupefacenti e spesso vivacizzati da un’inaspettata nevicata notturna e l’atmosfera è resa ancor più suggestiva dalla presenza delle nuvole, che separano le cime dal mondo sottostante.
Al tramonto, dalle suggestioni sempre diverse dovute ai giochi di luce tra neve, vento e nuvole. Se le condizioni metereologiche sono ottimali, è possibile essere protagonisti di un curioso fenomeno naturalistico: lo Spettro di Brocken. Si può verificare al termine del tramonto, quando la luna è già comparsa nel cielo, e le immagini della Punta Gnifetti, della Capanna Margherita e dello “spettatore” vengono proiettate e ingrandite dagli ultimi raggi del sole sul grande schermo rappresentato dalla foschia serale, formando una piramide (la vetta), una figura squadrata sulla sua sommità (il rifugio) e una sagoma umana.
O durante la notte, con una vista a 360 gradi sulle sagome delle vette circostanti, sulle stelle e sulle mille luci delle città in pianura.


10 - CAPANNA REGINA MARGHERITA

Località:
punta Gnifetti (m 4559)
Telefono: 0163/91039
Posti letto: 77
Servizi forniti: ristoro e pernottamento
Periodo di apertura: da fine giugno a metà settembre
Servizi: sala bar-ristorante, 80 posti letto in piccole camere con letti a castello, servizi comuni, illuminazione elettrica, chiamata radio soccorso. Disponibile piazzola elicottero.
Proprietà: CAI Sede centrale
Recapito periodi di chiusura: CAI Sez. di Varallo tel. 0163/51530
Locale invernale: sempre aperto - posti letto 19 - fornello a gas - materassi - coperte - illuminazione
Accessi: ore 4,00 dalla Capanna Gnifetti - ore 6,00 da Punta Indren (funivia da Alagna) - ore 5,00 dalla Monte Rosa Hutte (Zermatt).

Accesso da Alagna Valsesia

Da Alagna Valsesia prendiamo gli impianti di risalita per il Passo dei Salati formati da 2 tratti: la telecabina (primo tratto) fino a Pianalunga e poi la nuova funivia Funifor. E' utile sapere che dal Passo dei Salati, scendendo per pochi minuti e oltrepassato l'Istituto Mosso, si raggiungono il Rifugio Città di Vigevano e il Rifugio Guglielmina (Col d'Olen). Per proseguire, invece, verso la nostra meta, ci dirigiamo verso la stazione d'arrivo della telecabina che sale da Gressoney, e a destra prendiamo il ripido e pietroso sentiero che prosegue poi più in piano con un breve tratto attrezzato (corde fisse). Con un po' di saliscendi arriviamo alla base dello Stolenberg che raggiriamo, sul lato sinistro, grazie ad un tratto di sentiero attrezzato (corde fisse). A questo punto è ormai visibile la vecchia stazione di arrivo di Punta Indren. La raggiungiamo percorrendo una cresta di grosse lastre di pietra e un breve pendio di misto. Raggiunta Punta Indren il nostro cammino prosegue verso il Ghiacciaio di Indren percorrendo un tratto pietroso (variabile a seconda della stagione). Proseguiamo sulla battuta traccia che, praticamente in piano, attraversa il Ghiacciaio. Spesso, ad un certo punto, la traccia si divide in due: quella bassa e quella alta. Con quella bassa proseguiamo in piano fino al termine del Ghiacciaio, oltrepassiamo una pietraia, poi riprendiamo a salire e in breve arriviamo al Rifugio Città di Mantova. Da qui è visibile chiaramente la Capanna Gnifetti. La raggiungiamo seguendo la traccia che sale diritta, per poi deviare a sinistra. Se invece decidiamo di percorrere la traccia alta (da valutare a seconda della stagione e dello stato di innevamento), saliamo leggermente. Terminata la neve procediamo con un sentiero di misto (terra, pietre e neve) che dopo alcuni tornanti giunge alla base di un breve passaggio attrezzato. Corde fisse ed altro ci facilitano la salita di questo ripido tratto.

Raggiungiamo la sommità di questo passaggio e vediamo a sinistra, più in basso, il Rifugio Città di Mantova e a destra, più in alto, la Capanna Gnifetti. Raggiungiamo la traccia su neve che sale dal "Rifugio Mantova" e che devia subito a sinistra verso la Capanna Gnifetti. Pochi metri prima di giungere alla Capanna Gnifetti lasciamo la traccia e se è battuta prendiamo quella che sale a destra sul ripido pendio nevoso. In sua assenza possiamo puntare diritti verso l'alto sul pendio. In breve ci troviamo in una grande conca del Ghiacciaio e da qui la traccia (in condizioni normali) è evidente. La seguiamo facendo sempre attenzione ai crepacci.

Attraversata la conca ci aspetta una ripida salita. Alla nostra destra abbiamo la Piramide Vincent. Continuiamo la salita che per più di una volta si attenua e sembra finire, oltrepassata la Piramide Vincent vediamo il Balmenhorn e la sua statua del Cristo delle Vette (utile riferimento). Molto importante sapere che, in caso di necessità dovuta al cattivo tempo o altro, sul Balmenhorn c'è il Bivacco Giordano. Sempre alla nostra destra poi vediamo il Corno Nero e proseguiamo fino ad un largo pianoro: il Colle del Lys. Qui siamo circa a metà tra Capanna Gnifetti e Capanna Margherita (visibile davanti a noi). Lasciata a destra anche la Ludwigshohe riprendiamo il cammino seguendo la traccia che scende leggermente e poi in piano prosegue costeggiando la Parrot; riprende poi la salita leggermente a sinistra e poi diritta verso l'alto. Alla fine di quest'altra ripida salita ci troviamo al Colle Gnifetti, da qui prendiamo a destra. L'ultimo tratto in diagonale destra e poi sinistra ci permette di arrivare al pianoro (con la bandiera) antistante la Capanna Regina Margherita.

Partenza itinerari alpinistici da:
Alagna Valsesia 1.191 m.
Gressoney La Trinitè 1.637 m.
Macugnaga 1.327 m.
Zermatt 1.616 m.

Vette circostanti:
Piramide Vincent 4.215 m.
Corno Nero 4.322 m.
Ludwigshohe 4.342 m.
Balmenhorn 4.127 m.
Lyskamm orientale 4.527 m.
Lyskamm occidentale 4.481 m.
Parrot 4.436 m.
Zumstein 4.563 m.
Dufour 4.634 m.
Nordend 4.609 m.
Castore 4.221 m.


Immagini Suggestive

STORIA E SCIENZA AD ALTA QUOTA

Angelo Mosso, fisiologo e alpinista torinese, è l’autore dell’impresa che portò alla costruzione nel 1893 della Capanna Regina Margherita, poi diventata Osservatorio Metereologico e affiancata, nel 1907, da un importante laboratorio scientifico internazionale.

Una pagina significativa e affascinante della storia alpinistica piemontese è legata indissolubilmente a un nome: Angelo Mosso. Professore di Fisiologia dell’Università di Torino, alpinista, inventore, pioniere dei primi esperimenti di fisiologia in altura sul Monviso in compagnia di Quintino Sella – Ministro del Regno d’Italia e fondatore del Club Alpino Italiano – a lui si deve l’impresa che portò alla costruzione e ai successivi sviluppi della Capanna Regina Margherita sul Monte Rosa, a un’altitudine di 4554 metri.

Il rifugio – di proprietà del Club Alpino Italiano – è intitolato alla Regina Margherita, che nel 1893 lo raggiunse per inaugurarlo e due anni più tardi propose a Angelo Mosso di farvi sorgere un Osservatorio destinato a indagini meteoreologiche e di fisica terrestre. La nuova struttura venne realizzata nel 1902 e fu successivamente collegata – nel 1907 – a un laboratorio di supporto 1500 metri più a valle, al Col d’Olen, in una conca protetta dal vento e dalle valanghe e contenente il laghetto Bowditch, che avrebbe fornito l’acqua.
Il progetto per la sua realizzazione venne presentato al Congresso Internazionale di Fisiologia di Torino, nel 1901, e attirò immediatamente l’attenzione internazionale e i finanziamenti necessari: oltre alle autorità italiane, contribuirono a edificarlo molte istituzioni estere – dall’Accademia delle Scienze di Washington alla Società Reale di Londra – cui venne garantita una postazione di studio all’interno del laboratorio.
Il primo luglio 1905 venne posata la prima pietra e in soli due anni – ma non senza difficoltà – la struttura fu realizzata con successo e integrata con un laboratorio per le ricerche biologiche. Molti costruttori di apparecchi scientifici inviarono in dono strumenti, non ultimo il Duca degli Abruzzi che fornì al C.A.I. alcuni macchinari provenienti dalla sua famosa spedizione al Polo Nord di pochi anni prima.
Il “Laboratorio Scientifico Internazionale Angelo Mosso” venne inaugurato il 27 agosto 1907 con una cerimonia solenne cui erano presenti la Regina Margherita, Angelo Mosso (già gravemente afflitto dal male che lo portò alla morte nel 1910) e numerose altre personalità del mondo scientifico internazionale.

Da allora e fino ai giorni nostri, le ricerche condotte nei laboratori “Angelo Mosso” hanno investito non solo il campo della fisiologia, ma anche della botanica e della microbiologia. Quelle svolte sulla fisiologia umana ad alta quota hanno permesso, ad esempio, la storica spedizione italiana sulla vetta del K2 negli anni Cinquanta.
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