Fin dai tempi più antichi l'uomo cercava nelle erbe, nei fiori e nelle radici la cura per le malattie che lo colpivano.
In questi ultimi tempi la comunità scientifica riconosce nelle piante grandi doti curative: oggi, infatti, le ricette che ci hanno tramandato i nostri nonni, non vengono più considerate pozioni da stregoni.
Appunto per questo, molti medicinali moderni contengono quale principio attivo le sostanze ricavate dalle nostre amiche piante. Ma attenzione: l'utilizzo di erbe medicinali può essere anche pericoloso e, quindi, devono essere utilizzate laddove si presentino esclusivamente piccoli disturbi.
In caso di gravi sintomatologie o di vera malattia è necessario affidarsi alle cure di un medico prima di assumere qualsiasi prodotto, anche se naturale.
BREVE NOZIONE DI FITOTERAPIA
Sarà sempre cosa difficile anche per l'uomo studioso il poter valutare adeguatamente i beni immensi apportati all'uomo dalle piante medicinali, tanto nell'uso profilattico, che in quello terapeutico: il loro uso si può dire abbia avuto principio all'apparire del primo uomo sulla terra.
Purtroppo però questi mezzi di cura che la divina Provvidenza ci diede a larga mano e gratuitamente, col progresso di tempo e con l'avvento di nuovi sistemi, andarono in disuso, fino a essere addirittura disprezzati.
Anche gli stessi sanitari, abbandonando i fitofarmaci, formatisi sotto l'influsso di quel potente reattivo chimico, che è il sole, prestarono volentieri l'orecchio alle interessate lusinghe di quei fabbricanti stranieri, che riversavano continuamente sul nostro mercato, sotto diversi nomi reboanti, la loro produzione di materie coloranti, spacciate per medicamenti di ammirabile efficacia.
Già sullo scorcio dei secolo passato un discreto numero dei nostri medici italiani studiarono e seppero valutare i benefici apportati dalle piante ed erbe medicinali, all'umanità sofferente; e nel 1882 il professor Oreste Mattirolo propose alle sfere governative un progetto di legge a tutela del patrimonio costituito dalla nostra flora medicinale.
La guerra mondiale poi fu quella che aumentò in modo straordinario lo studio dell'Erboristeria, per la mancanza di quei prodotti e sottoprodotti di materie coloranti che non si potevano più ritirare dall'estero belligerante, preoccupato a preparare con esse gli esplosivi e i gas asfissianti.
Nel dopoguerra questo studio delle piante medicamentose s'intensificò sempre più, finché arriviamo alla legge Acerbo del 1930.
Con questa legge, approvata il 6 gennaio 1931, Giacomo Acerbo, Ministro dell'Agricoltura e Foreste, riuniva una Commissione di agronomi, chimici, medici industriali per uno studio serio, destinato allo sfruttamento razionale della nostra flora officinale.
A questa legge, che disciplina la coltivazione e la raccolta delle piante officinali, fecero seguito due altre disposizioni importanti: quella che si riferisce all'autorizzazione per raccogliere le piante, e quella che riflette il conseguimento del Diploma di Erborista, ovviando così all'ignoranza o ingordigia di certi raccoglitori, poco coscienziosi, i quali, strappando radici o togliendo alle piantine i mezzi di riproduzione, fecero sì che alcune di esse scomparissero dalla flora di certe regioni.
Frutto di questa legge provvidenziale fu lo studio appassionato in seno a tutte le classi e in tutta la nazione; il programma dell'Erboristeria introdotto nelle scuole; il ritorno di tanti medici all'uso dei semplici; l'istituzione di parecchi Consorzi Erboristici Regionali, di Istituti Chimici per la preparazione di medicinali a base di puro vegetale e di interessantissimi Corsi Erboristici tenuti nelle diverse Regie Università per il conseguimento del Diploma di Erborista legale specializzato.
Frutto di questa provvida legge sull'Erboristeria furono le belle e interessanti opere edite da valenti uomini nostri, quali: un dottor Negri con il suo: Erbario figurato; un dottor Fidi con le sue: Erbe e Piante medicinali; un dottor Alessandro de Mori con le sue: Piante officinali e il chiarissimo dottor Carlo Inverni con le sue opere riflettenti questo vago, utilissimo e redditizio campo dell'Erboristeria.
NB — Ma forse il più grande studioso in questa materia è il chiarissimo professor Guido Rovesti con le sue interessanti monografie sul «Ginepro», sul «Lauro», sulla «Ginestra», sull'«Autarchia italiana attraverso i secoli nel campo delle piante officinali».
CONOSCENZA E UTILIZZAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI
Non occorre dirlo che per dedicarsi di proposito all'erboristeria è assolutamente necessario non solo conoscere le piante ed erbe medicamentose così in generale, ma di saper discernere secondo la diversità del clima, del terreno, dell'altitudine e della località le piante d'una stessa specie. Giacché è provato che la forma, il colore e le dimensioni, come pure la potenzialità terapeutica dipendono da questi fattori. Così pure l'Erborista deve porre gran-de attenzione per non confondere una pianta medicamentosa con altra di specie affine, il che è molto facile ad avverarsi non solo con piante d'una stessa famiglia, ma anche con quelle di famiglia e generi diversi.
E questa precauzione oculata deve aversi sempre presente, trattandosi di piante velenose (p. es. Veratrum album e Gentiana lutea, ecc.).
L'Erborista deve usare questa pratica specialmente con le piante o erbe già essiccate, perché, in tale stato, rappresentano forme e colori diversi dallo stato verde. Quindi l'obbligo di tenerle separate le une dalle altre, e mettervi per tempo a ciascuna la propria etichetta.
Di qui anche la necessità di conoscere le parti utilizzabili della pianta, se si debba cioè raccoglierla intera, o le foglie, o i fiori, o le sommità fiorite o la corteccia, radici, rizomi, semi, bacche, libro, o una o più di queste parti combinate insieme.
Alcaloidi
Come si può già notare dal nome, questo principio attivo si sviluppa nelle piante che hanno una reazione alcalina. Gli alcaloidi hanno effetti eccitanti e deprimenti e possono comportare effetti veramente forti e pericolosi, agendo prevalentemente sul sistema nervoso. Sono pertanto da utilizzare con molta attenzione. A questo gruppo appartengono l'efredina, la morfina, la stricnina, la scopolamina ecc.
Amari
Sostanze che prendono il nome dal loro gusto amaro. Vengono utilizzati per aumentare l'emissione di succhi gastrici e quindi aiutare la digestione. Prevalentemente vengono preparati con base alcolica. Le industrie utilizzano questi estratti per aromatizzare bevande.
Amidi
Derivano dalla trasformazione dello zucchero e ve ne sono di molti tipi. Vengono utilizzati prevalentemente come supporto ai principi attivi, visto il loro alto grado di digeribilità. In considerazione del loro grande tasso di digeribilità vengono frequenteente usati come base per prodotti dietetici.
Glucosidi
Derivano dalla fusione di una parte glucidica con molecole di varia composizione chimica dotate di funzione alcolica. Dotati di un grosso potenziale sul corpo umano sono da utilizzare con estrema cautela. Molte tipi sono velenosi. Indicati per le affezione cardiorespiratorie.
Oli essenziali
Derivano dalla spremitura di frutti, foglie, e corteccia o dalla distillazione degli stessi. Sostanze che non sono emulsionabili con l'acqua ma sono miscibili con basi alcoliche o solventi organici. Vengo utilizzati dalle piante come antisettici o per evitare di essere mangiate dagli animali erbivori, che non gradiscono le sostanze oleose. Le proprietà di queste sostanze sono molteplici. Applicazioni frequenti per la cura degli apparati cardiocircolatorio, nervoso, digerente. Per le loro caratteristiche vengono anche usati nella farmacia estetica.
Tannini
Estratti da radici, frutti, foglie e semi hanno una grande capacità astringente e per questo vengono utilizzati per curare ferite e aumentare il potere cicatrizzante della pelle. Per il loro potere astringente le sostanze tanniche vengo utilizzate anche per la cura di gonfiori, infiammazioni, emorroidi, nonché per uso interno contro diarree e enteriti. Per la loro composizione chimica risultano molto difficili da digerire.
EPOCA DELLA RACCOLTA
La raccolta si deve iniziare allorché la pianta o le parti di essa che interessano contengono il massimo dei principii attivi. L'epoca della raccolta varia secondo le diverse piante, e secondo le diversi parti d'una stessa pianta che si vuole utilizzare. Per avere un raccolto più o meno abbondante, più o meno ricco di principii attivi, si deve fare attenzione alla qualità del terreno, al clima, al luogo e anche alla coltivazione. In quanto alla coltivazione si fa notare che le piante spontanee sono più ricche di principii attivi che non quelle coltivate, a meno che la coltura si faccia in un ambiente voluto dall'attitudine e dal terreno delle piante spontanee. Nella raccolta delle foglie, dei fiori e sommità fiorite si deve fare attenzione di non danneggiare le piante. Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi devono essere interi, ben puliti e ben conservati. Ogni raccolta deve farsi in giornate serene o almeno asciutte.
Le radici, i tuberi, i bulbi e i rizomi si raccolgono preferibilmente in primavera, quando incominciano a spuntare le foglie, o in autunno, dopo la caduta delle foglie o del caule, se la pianta è biennale. Generalmente però si preferisce l'autunno, perché in tale stagione le radici sono più ricche di succo. Per il medesimo titolo si raccolgono pure d'autunno le cortecce e le parti legnose: anzi, per queste, è preferibile l'inverno.
Gli steli e le foglie si raccolgono in principio di fioritura, perché prima le piante sarebbero troppo pregne di acqua; più tardi invece, i principii attivi passerebbero nei fiori. I fiori vengono raccolti al tempo della fecondazione, cioè quando si aprono.
Le foglie e i fiori delle labiate si raccolgono quando le piante sono in piena fioritura. Per quanto riguarda la raccolta dei frutti e dei semi si consiglia di prenderli a perfetta maturità, fatta eccezione delle piante ombrellifere i cui semi devono raccogliersi prima della maturazione, perché non avendo la maturazione simultanea, andrebbero perduti i semi più sviluppati. I ritardatari si possono maturare con l'essiccazione. E questi semi, perché di maturazione irregolare, devono essiccarsi al sole. Le foglie, specialmente se sono destinate al commercio, devono essere monde, cioè senza picciolo.
ESSICCAZIONE
In via generale l'essiccazione delle foglie, dei fiori e delle piante erbacee si fa all'ombra, in ambienti arieggiati e difesi dall'azione diretta dei raggi solari. Le piante aromatiche possono, in un primo tempo, esporsi al sole, mai a bagnomaria o al forno; tutt'al più, in via eccezionale, si possono essiccare in una stanza riscaldata.
Le radici, i tuberi, i rizomi devono essiccarsi al sole, o nelle stufe, o nei forni, badando bene però che nei forni non vengano cotti o addirittura abbruciati. Per l'essiccazione sia all'ombra che al sole o al forno, è necessario che la pianta, o i fiori, o le radici siano bene distese; e prima di mettere a fissa dimora la parte di pianta che si vuoi utilizzare, deve essere talmente secca, che stropicciandola, si possa polverizzare. Perché le piante, le foglie e i fiori possano mantenere, nel miglior modo possibile, il colore, e quindi renderle commerciabili, non si devono mai pressare nello stato verde in ceste o altro, ma praticare subito l'essiccazione giusta le norme qui prescritte.
Per l'essiccazione di radici, bulbi, rizomi, tuberi e cortecce, è necessario siano tagliati in pezzetti orizzontali o verticali, secondo le prescrizioni farmacologiche. L'essiccazione di piante minute o acquose si fa legandole a mazzetti e sospendendole in aria a una corda.
Prima dell'essiccazione delle piante è necessario praticare accuratamente la pulitura, la lavatura, se occorre, e lo scarto delle parti marce o deteriorate.
Glossario erbe medicinali Glossario piante medicinali
Altro glossario tratto da un antico libro sulle erbe
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