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È noto che il cinquanta per cento delle malattie hanno origine da otturamenti e irregolarità di evacuazione. Mancando questa evacuazione giornaliera alcuni patiscono mal di testa o di occhi; altri dolori di petto, di stomaco o nel basso ventre. Se la stitichezza è prolungata, sopravvengono mali maggiori, quali ulceri al ventricolo, al duodeno, emorroidi, appendicite, e infine otturamento del ventricolo. Per prevenire tutti questi mali, si prendono giornalmente dai cinque ai dieci fichi secchi; si lavano bene in acqua nitida, e alla sera si mettono in una tazza di acqua, lasciandoli in composta tutta la notte. La mattina si mangiano a digiuno, bevendovi dietro l’acqua rimasta nel vaso. La cura può esser continuata fino a due mesi. Sta sicuro che l’evacuazione si fa regolare, e le pareti dello stomaco e dell’intestino si puliscono magnificamente.
Molte malattie dei bambini provengono dal fatto che emettono poca acqua. Stiano attente le madri, perché i bambini non avvertono, o non sanno parlare. Per ovviare a questi mali (eruzioni cutanee, scarlattina, morbillo, ecc.) va somministrato loro una o due volte al giorno mezza tazza di thè di radici di gramigna, o di aichemilla, o di coda cavallina. Nel morbillo e nella scarlattina non si facciano loro mai bagni caldi, nè siano mai coperti con panni pesanti; piuttosto ogni ora si lavi il bambino con un pannolino freddo, finché sia cessato il calore. Allora soltanto si faccia loro un bagno giornaliero, con fiori di fieno, o con germogli di abete. Nella tosse canina o asinina, si fanno due bagni caldi di foglie di abete, due volte al giorno; si fanno fregagioni al petto, parecchie volte al giorno, con succo di felce; per l’interno si dà ogni ora un sorso di thè di timo, melissa, menta, salvia e radici di gramigna. Questa miscela è giovevole assai. Nei vermi, si dà ai bambini il thè di ruta muraria o di capelvenere. Questo thè si dà a digiuno, per tre o quattro giorni. Nella dissenteria, giova assai il thè di foglie di rovo, o quello di stella alpina (4-5 fiori), o meglio ancora e con ottimo effetto, il thè delle radici di tormentilla.Nel rachitismo, giovano assai i bagni di foglie d’abete. La cottura si deve prolungare da 3-4 ore. La cura può durare dalle quattro alle otto settimane. Durante la cura, si dà al bambino sciroppo di piantaggine lanceolata, o il thè di radici di gramigna. Anche i bagni caldi di coreggiola procurano il medesimo effetto salutare.Nelle malattie della bocca, si fanno gargarismi con il decotto di rose, o di cicuta rossa, o di foglie di rovo, di lampone, o di rovo di monte, o di malva.In caso di avvelenamento, per aver ingerito erbe tossiche, quali: l’aconito, il colchico, la belladonna, si dà subito a bere latte caldo, sforzando il bambino a prenderne più che sia possibile. Intanto si corre a prendere radici di crespino o di angelica, sforzandolo anche qui a berne il decotto. In tal modo il bambino è salvato. Per i bambini e fanciulli che bagnano il letto, è assai indicata la seguente mescolanza: si prende una parte di iperico, due di millefoglio, tre di cinquefoglio, due parti di coreggiola, e una parte di bacche di ginepro. Si prescrive una tazza di thè due volte al giorno. Se la debolezza dipende da sonno profondo, si applica al basso ventre una pezza bagnata, fermata al di dietro. Facciano attenzione, infine le madri, di non lasciare esposti o seduti i loro bambini su scale di pietra o su pavimenti di cemento. Molte delle loro malattie provengono da questo mal uso.
Nella polmonite, appena si sente il solito dolore acuto locale, si beve l’infuso di foglie di agrifoglio, e al torace, sulla parte dolorante, si fa un impacco con un panno inzuppato metà nell’aceto e metà nell’acqua. Le foglie dell’agrifoglio devono essere fresche. Provenendo la polmonite da forti raffreddori, forma un deposito di acqua nei polmoni, che si deve far uscire per via di orinazione. Mancando l’agrifoglio, si fa il thè con radici di gramigna, o di coda cavallina. Con questo mezzo si evita la polmonite. Che se anche con questo rimedio l’acqua non uscisse, è segno certo che la vescica e infiammata. In tal caso, si fa un sepicupio per mezzora, nella coda cavallina, e il buon esito è sicuro. Abbiamo la medesima causa di male nella pleurite e nella nefrite. Il Kiinzle ordina per queste malattie il thè di 5 parti di ruta, 3 di salvia e due parti di stimmi (barbe) di granoturco. La ruta accelera la circolazione del sangue, mentre la salvia e gli stimmi del granoturco rinforzano i reni e promuovono fortemente l’orinazione.
Con questo nome il Künzle chiama la mescolanza delle erbe alpine, per fare il thè a quelle persone che devono parlar forte e di spesso, per evitare catarri, raffreddori, raucedine, mal di denti e mal di testa. Queste persone sono i professori, i predicatori, i catechisti, i maestri, i commissionati, i ferrovieri, gli istruttori militari, ecc.Il the si compone delle erbe seguenti: primola, alchimilla alpina, camedrio alpino, cariofillata di monte, potentilla aurea, motellina, piantaggine alpina, menta peperita o acquatica, e gramigna. Il thè si lascia bollire per mezzora e si prende d’ordinario la sera, alquanto tempo prima di andare a letto. Questo thè scaccia anche la febbre, le infiammazioni, e rinforza i muscoli.
La mattina, a digiuno, si prende un leggero purgante, indi caffè e latte. Due ore dopo, tre etti di olio d’olivo; mezzora dopo preso l’olio, si prende una minestra di gries, cotto in mezzo litro di latte. Durante questa cura, si mette sulla parte dolorante un sacchetto caldo di semi di lino, alternato con sacchetto di fiori di camomilla. Altro mezzo per scacciare i calcoli biliari è questo: si lava un ravanello grosso, nero, senza levarne la corteccia; se lo grattugia; e si preme fortemente la poltiglia, posta in un pannolino, per farne uscire tutto il succo, aggiungendovi, verso la fine della spremitura, un po’ di acqua, in modo che ne esca tutto il liquido. Se lo prende metà la mattina a digiuno, e metà la sera. Per lo stesso scopo servono le foglie di edera cotte nel vino. Se ne prende un cucchiaio dopo il pasto, non di più.
Infuso in parti eguali di coda cavallina, millefoglio e piantaggine lanceolata.
Una manata di verbasco, una di thè svizzero e quattro grammi di anice: il tutto cotto in mezzo litro di vino.
Primola 30 gr.; radice di bardana gr. 30; centinodia gr. 5; radici di gramigna gr. 25; bacche di ginepro gr. 10; coda cavallina gr. 20. Si fa il decotto in un litro d’acqua, bollendo per cinque minuti. Dose: due bicchieri al dì, a digiuno.
Si polverizzano sette-otto gr. di verbasco, si mischia la polvere con altrettanti gr. di farina di frumento aggiungendovi un tuorlo d’uovo. Si impasta la miscela con un po’ d’acqua e olio vegetale; indi si cuoce nel forno, a modo di focaccia. Questa cura deve durare dagli otto ai dieci giorni. Matteo de Gradi chiamava questo rimedio il suo «secretum».
Cinque parti di centocchio (stellaria media), due parti di alchimilla alpina, due di camedrio alpino, una parte di assenzio. Se ne beve mezza tazza, dalle quattro alle cinque volte al giorno.
Prendi delle radici fresche, ben pulite, ma non lavate, della felce maschio, tagliate fine, applicate in un sacchetto sulla parte dolorante, e lasciate finché è cessato il dolore. Assai spesso il dolore cessa in mezza giornata. Se non vuoi rimanere in letto, fa’ un bagno delle stesse radici nell’arto leso. Rimanendo in letto, fa’ un bagno a vapore asciutto, gettando delle bacche di ginepro sui carboni accesi, involgendo la parte dolorante, perché non scappi il fumo, in una coperta.Facendo il bagno di radici di felce, è indicato di fare durante il bagno, dei massaggi con le mani, sulle parti lese. Prima di coricarsi, alla sera, è cosa giovevole prendere un buon bicchiere di vino generoso, o un thè di fiori di sambuco, o di foglie di betulla, o, meglio ancora, di olmaria.
Oltre la prescrizione medica, prendi due parti di cinquefoglio, tre di cariofillata, una di foglie di rovo di macchia, una di foglie di mirtillo; bollisci la miscela e bevine cinque volte al giorno mezza tazza.
Rabarbaro radici gr. 5, Salvia foglie gr. 5, Genziana radici gr. 15, Ginepro bacche gr. 10, Frangola corteccia gr. 15, Senna foglie gr. 10, Anemone epatica gr. 10, Assenzio gr. 5, Finocchio semi gr. 5.Mescolare finemente. Per un thè 15 gr. di miscuglio su 300 di acqua. Bollire 10 minuti, lasciar riposare e poi filtrare. Berne due tazze al giorno a stomaco vuoto. Usare due tre cucchiai al giorno di succo di Ravanello, poco grasso e moto.
Tisana di foglie intere di uva orsina. Uso: Tre cucchiai da minestra mettere a freddo in mezzo litro di acqua. Bollire per 15 minuti da farne restare un quarto. Da prendersi la sera due ore dopo cena e la mattina a digiuno un’ora prima di prender cibo. Durata della cura 60 giorni. Da evitarsi nei mesi di giugno, luglio e agosto.
Tisana: Bollire per 15 minuti rametti e foglie di camedrio alpino: due cucchiai in ½ litro di acqua; oppure due cucchiai di radice di bistorta tagliuzzata; oppure 2 cucchiai di potentilla tormentilla. Da prenderne una tazza al giorno. Durata della cura dai 2 a 3 mesi.
Foglie di mirtillo nero gr. 20, foglie di mirtillo rosso gr. 20, foglie di rovo moro gr. 20, radici di dente di leone gr. 20, bacche di ginepro gr. 20. Uso: 15 gr. della miscela in 300 di acqua; cuocere per 10 minuti, indi filtrare. Si prende due-tre volte al giorno.
Fiori di calendola gr. 20, sommità fiorite di lamio albo gr. 20, bacche di ginepro gr. 10, radici di cicoria gr. 10, assenzio gr. 10, corteccia di frangola gr. 30. Bollire per 10 minuti 15 grammi di miscuglio in 300 di acqua. Una tazza (tepido) la mattina e una la sera. Moto, e un bicchier d’acqua appena alzati.
Radici di tormentilla gr. 50, coda cavallina gr. 50, foglie di oleandro gr. 50; il tutto ben tagliuzzato e mescolato. Uso: due cucchiai di miscela bolliti per 10 minuti in due tazze di acqua. Fare impacchi in questa decozione e applicare sulla parte malata. In casi gravi aggiungere un cucchiaino di zolfo.
Cardo santo gr. 40, timo serpillo gr. 20, radici di valeriana gr. 40; il tutto ben tagliuzzato e mescolato. Mettere a macero per mezzora, indi bollire per 10 minuti 25 gr. di miscuglio in ‘/2 litro d’acqua. Una tazza tre volte al giorno.Durante la cura astenersi dalle carni e una volta in settimana fare un bagno di camomilla: ½ kg. su 5 kg. di acqua.
Sui foruncoli si applica una polentina calda di Fieno greco. In tal modo i foruncoli vengono portati subito a maturazione e fanno uscire il pus. Per infiammazioni e gonfiori si applicano impacchi caldi di fieno greco cotto per 10 minuti. Le applicazioni saranno ricoperte con fasce di lana asciutte per mantenere il calore più a lungo.
Fiori di farfaro gr. 10, piantaggine lanceolata gr. 10, radici di altea gr. 30, primola officinale fiori gr. 10, lichene tagliuzzato gr. 20, polmonaria foglie gr. 20.Di questa miscela si fa l’infuso di 15 gr. in V2 litro di acqua. Prenderne a sorsi tre tazze al giorno.
Con 100 gr. di radici di pimpinella (tragoselino) ben tagliata si fa l’infuso in un quarto di litro di acqua bollente. Indi si levano le radici e si cuociono per 10 minuti in ½ litro di acqua; filtrare e mescolare i due thè. Se ne prendono due tazze la mattina e due dopo mezzogiorno di nuova preparazione.
Due ore dopo il pasto, si mastica adagino un pezzetto di radice d’imperatoria.
Oltre il vischio, si usa il thè di 3 gr. di corteccia di quercia, 3 gr. di radice di tormentilla e 3 gr. di borsa-pastore.
Si fa il thè di 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr. di coda cavallina e 2 gr. di assenzio.
Si usano 3 gr. di ebbio, 3 gr. di rosmarino e 3 gr. di coda cavallina; oppure 3 gr. di fiori di sambuco, 3 gr. di ebbio, e 10 bacche di ginepro schiacciate.
Si usa il thè di 3 gr. di ginestra, 3 gr. di centinodia, e 4 gr. di coda cavallina.4 gr. di coda cavallina.
Il thè di 3 gr. di piantaggine lanceolata, 3 gr. di farfaro, e 3 gr. di ortica.
Si prendono 2 gr. di menta peperita, 4 gr. di fiori di tasso barbasso, e 3 gr. di fiori di tiglio.
Si fa il the di veronica officinale (tè svizzero) in dose di 4 gr. e 3 gr. di radice di valeriana.
Si prendono 3 gr. di finocchio, 3 gr. di potentilla anserina e 3 gr. di ruta.
Si macera per 8 giorni in 1 litro di vino bianco 60 gr. di anici, 60 gr. di finocchio e 120 gr. di regolizia; indi si filtra e si beve a cucchiai di spesso.
Si mette in recipiente, che poi si chiude ermeticamente, una parte di foglie di ortica in 3 parti di alcool; si espone al sole per 14 giorni; indi si filtra. Per l’uso si uniscono 3 cucchiai da tavola di questa tintura con 1 quarto di litro di acqua; si lava con quest’acqua il cuoio cappelluto 2 o 3 volte al giorno, si friziona e si asciuga.
Prendi foglie di eucalipto, bolliscine 6-7 gr. per 10 minuti in 150 d’acqua da prendersi 2-3 volte al giorno; oppure fa’ dei biscotti con radice di barbana, acqua e burro, falli seccare al forno. Si prendono a piacimento, quanti ne può sopportare l’ammalato; oppure si può usare l’insalata di crescione (nasturzio) con olio, cipolle tagliuzzate e succo di limone; da prendersi senza sale e senza aceto.
Per curare questa malattia si fa il thè di 12 gr. di stimmi di granoturco in 1 quarto di acqua, da prendere una tazza prima del pranzo e una prima di cena; oppure simette un cucchiaio di semi di lino in una tazza di acqua la mattina da bersi il giorno dopo a digiuno, continuando la cura per 8-10 giorni. Non è necessario deglutire i semi. Oppure il thè di coda cavallina (7-8 gr. in 1 quarto di acqua), da prenderne due-tre tazze al giorno a piacimento. Oppure bollire 60 gr. di radice di omonime in un litro di acqua fino a ridurlo a tre quarti. Berla in 24 ore; oppure il decotto di 30 gr. di verga d’oro in un litro di acqua; se ne bevono due-tre bicchieri al dì.
10 deca di fiori di biancospino, 4 deca di foglie di salvia, 4 deca di malva e 4 deca di bacche di ginepro schiacciate. Si mette il tutto in 1 litro e mezzo d’acqua e si fa bollire finché resta un litro. Lasciato sedare per 10 minuti, si filtra e se ne bevono due bicchieri la mattina a digiuno entro lo spazio di una-due ore.
Si macerano due-tre cipolle in 1 litro di vino bianco per alcuni giorni. Se ne prende un bicchiere la mattina a digiuno. Serve anche contro l’albubinuria. Da prendersi negli ultimi dì di luna. Anche l’emulsione dei semi (frutti) di nocciolo sono indicati contro la nefrite. Così pure il rizoma di pugnitopo (Ruscus aculeatus); un bicchiere di decotto a digiuno per alcuni giorni. Altro rimedio contro la nefrite si ha bollendo per 15 minuti 3 cucchiai di foglie intiere di uva orsina. Si prende il thè mattina e sera fatto nuovo. Durante il giorno si prende il thè, a piacimento, di millefoglio. Durante la cura, di quando in quando si fanno impacchi sui reni di sale comune pestato e arrostito in una padella.
Bollire per 10 minuti 3 gr. di biondella (Centaurea minore), 2 gr. di genziana, e 12 bacche di ginepro in un quarto di acqua. Da prendersi avanti il pasto. Per lostesso scopo e per sofferenti di fegato, si bolliscono per 5 minuti 10 bacche di ginepro schiacciate, 3 gr. di Coda cavallina e 2 gr. di assenzio in 1 quarto di litro d’acqua.
Bollire per 10 minuti 3 gr. di corteccia di quercia, 3 di radici di tormentilla e 3 di borsapastore in 1 quarto di litro d’acqua.
Bollire per 10 minuti 3 gr. di sambuco (fiori), 3 di corteccia di radici di sambuco ebulo (ebbio) e 10 bacche di Ginepro schiacciate in un quarto d’acqua.
Bollire 1 cucchiaio di finocchio in una tazza di latte e berlo più caldo che si può.
(Specialmente se cronico). Si fa il decotto di foglie di olivo, e per altri catarri si usa versare 20-30 gr. di radici di altea in 1 litro di acqua bollente.
Primola officinale gr. 5, foglie di frassino gr. 4, radici di bardana tagliuzzata gr. 5, radici di valeriana gr. 3, bacche di ginepro gr. 4, coda cavallina gr. 4, centinodia gr. 2. Si mette la miscela a macero per qualche ora in 1 litro e mezzo di acqua fredda mescolandola di quando in quando; indi si mette il tutto sopra il fuoco, lasciando bollire per 5 minuti, poi si filtra e si mette il liquido in recipiente di terra cotta o termo, o smalto. Se ne beve una tazza tre volte al dì prima dei pasti.
regole difficili e per purgare il sangue represso interno è farmaco salutare il thè di alchimilla. Otto grammi in 1 quarto d’acqua.
Oltre il decotto di vischio ed il thè di fumaria serve magnificamente l’uso del camedrio alpino. Uso: due cucchiai da minestra di rametti fogliosi in ‘/2 litro di acqua che si bolle per 15 minuti. Si prende la mattina a digiuno, restando possibilmente a letto ancora per un’ora. La cura deve durare 30 giorno consecutivi.
Si prendono 200 gr. di orzo greggio, una manata di gramigna, una di malva (foglie, fiori e frutti), un cucchiaio di rabarbaro, bollendo il tutto in due litri di acqua. Consumandosi l’acqua se ne aggiunga dell’altra fino a tanto che l’orzo si apre, restando 1 litro e mezzo di acqua. Se ne beve una tazza a distanza dei pasti e prima di coricarsi.
Prendere 3 gr. di salvia e altrettanti di ruta, di origano, di cicoria selvatica, di assenzio, di valeriana, di lavanda, di menta, di malva, di angelica, di trifoglio fibbrino, di achillea moscata. Mettere il tutto in infusione per 48 ore in un litro e mezzo di vino bianco generoso, e poi berne tre volte al giorno un bicchierino, prima dei pasti.
Radici d’imperatoria gr. 20, foglie di betulla gr. 20, timo gr. 10, marrobio gr. 20, radice di tragoselino gr. 30, verbena officinale gr. 10.Si bolliscono 2 cucchiai di miscela in 1 quarto di acqua per 10 minuti, lasciando poi riposare per altri 10. Mezza tazza 4 volte al dì. La cura deve essere prolungata.
Fa’ una miscela di 30 gr. di semi di finocchio, 30 gr. di bacche di ginepro, 10 gr. di fieno greco (frutti), 30 gr.di trifoglio alpino e 5 foglie di altea. Metti due cucchiai da tavola della miscela in 1 quarto di litro d’acqua; fa’ bollire per 5 minuti e altrettanti lasciala riposare. Da prendersi alla sera prima di coricarsi. Questo thè serve nelle indigestioni, nella stitichezza, nelle coliche epatiche e nelle diarree.
Prendi 40 gr. di salcerella, 20 gr. di verga d’oro, 20 gr. di millefoglio, 10 gr. di ortica, 7 gr. di corregiola e 3 di altea.Si fa bollire per 3 minuti un cucchiaio di miscela in mezzo litro d’acqua. Si lascia sedare per 15 minuti, e, filtrato, si beve caldo o freddo, durante la giornata.
Si fa una miscela di 20 gr. di edera terrestre, 15 gr. di timo, 10 gr. di vischio, 10 gr. di foglie di eucalipto, 10 gr. di marrobio, 10 gr. di foglie di castagno, 10 gr. di foglie o fiori di farfaro, 5 gr. di primola officinale, 5 gr. di altea e 5 gr. di borrana. Questo thè è indicatissimo in tutte le malattie delle vie respiratorie, nell’influenza e nelle tossi spasmodiche. Dose: 2 cucchiai da tavola da bollirsi per 5 minuti in ½ litro d’acqua. Lasciar sedimentare per 10 minuti e berlo caldo a tazzine durante il giorno.
Radice di tragoselino (Pimpinella) gr. 15, salvia gr. 5, rametti di ginepro gr. 15, radice di ebbio gr. 5, licopodio gr. 5, biondella gr. 10, timo gr. 10, calamo aromatico gr. 5. Far bollire 5 minuti un cucchiaio di miscela in una tazza di acqua. Prenderne mezza tazza 4 volte al dì. Anche le frizioni sulle parti doloranti con alcool nel quale ha macerato le radici di felce maschio sono assai efficaci.Giovano pure le battiture locali con un mazzetto di ortiche fresche.
Le ciliege sono raccomandate contro l’acido urico. Secondo il dottor Weiss, dopo averne mangiato 750 gr. non si dovrebbe trovar più acido urico nelle urine. I peduncoli sono molto diuretici: da 30-50 grammi bolliti per 15 minuti in 1 litro d’acqua.Le cipolle mangiate crude (5-6 al giorno) favorendo fortemente l’urinazione, scacciano l’acido urico. Anche i fiori di fava (infuso), il melo, il pomodoro e in generale tutti i diuretici servono contro l’acido urico.
È mezzo efficacissimo contro questa malattia il succo di limone (150-200 gr. al giorno) preso con un po’ di acqua, oppure il succo di 2-3 limoni al giorno per 10 giorni, alternati con altrettanti di riposo (Pende). Anche il biancospino presta preziosi servizi. La fumaria è pure ottimo ipotensore (succo 150 gr.) d’infuso di 40-60 gr. in 1 litro d’acqua. Anche il vischio si adopera con buon effetto. Il decotto di coda cavallina ha pure azione speciale sull’acido urico, che elimina, rendendo le urine rosse.
Infuso di 10 gr. di foglie di arancio amaro in 1 litro di acqua. Giova anche l’infuso di 40-60 gr. di foglie e fiori di borrana in 1 litro di acqua. E pure consigliabile il thè di 3-4 gr. di basilico in una tazza di acqua.
Si fa il decotto di uva dolce, secca. Si può fare anche decotto di 10 gr. di radice di enula in 1 quarto di acqua, da prendersi a cucchiai più volte al giorno. Anche l’infuso di 6 gr. di erba cornacchia in una tazza di acqua è indicatissimo contro qualsiasi forma di tosse e nella raucedine. Da preferirsi l’erba fresca.
L’infuso di borrana come sopra. II: Emulsione di semi di nocciolo. III: Infuso di edera terrestre: 20-30 gr. in 1 litro di acqua. IV: erba cornacchia, come sopra.
borrana, come sopra. II: nocciolo, come sopra. III: decotto di foglie fresche di patata con l’aggiunta d’un po’ di miele: 20 gr. in 1 litro di acqua. IV: the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al the di tiglio. V: infuso di marrobio, 15-30 gr. in 1 litro di acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al acqua bollente, lasciata per 20 minuti. Due-tre tazze al giorno (anche per l’asma e catarri).
Aggiunto a qualsiasi thè, giova contro i catarri, ingorghi e ulceri interne. Per ulceri esterne si usa impastare metà miele e metà farina bianca (meglio di segala) formando una specie di unguento. Per mali di gola si bolle un cucchiaio di miele in un quarto di acqua, e si avrà un ottimo gargarizzante (KNEIPP).
Il decotto è indicatissimo alle persone deboli, convalescenti, ai vecchi e ai bambini. Si cuoce per tre quarti d’ora; indi si filtra, vi si aggiunge al liquido un po’ di miele e si cuoce ancora per un quarto d’ora. Si beve due volte al giorno (un quarto).
Prendi le seguenti erbe, in miscela o separatamente: iperico, foglie di millefoglio, calendola, piantaggine, verga d’oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con d’oro, arnica, alchimilla, erba fragolina, crespino, barba di becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con becco (trangopogon pratense). Le erbe si cuociono con grasso di maiale per 3-4 ore; la massa si spreme attraverso una pezza; e serve per le piaghe, ferite, ulceri, tumori, distorsioni, scottature, ecc.
Si prepara con gli ossi di un animale sano e macellato di fresco. Può essere nera se si mettono gli ossi sulla bragia finché sono carbonizzati e quindi polverizzati.Si usa un cucchiaino di questa polvere che si mette nell’acqua o nei cibi, e si somministra ai convalescenti bisognosi di rinforzare l’organismo, ai bambini malaticci, deboli, rachitici.La polvere bianca si ottiene bruciando gli ossi sopra il fuoco, finché assumono l’aspetto di calce, polverizzandola. Questa si dà a coloro che hanno debolezza di stomaco e a quelli che sono deboli di ossa (KNEIPP).
Si ottiene dalla legna non troppo stagionata e preferibilmente che sia di tiglio. Se ne prende giornalmente un cucchiaio in una tazza di latte zuccherato. Favorisce la digestione; ed è indicato per i tisici e per le malattie di fegato.
Quasi tutte le malattie provengono dal cattivo funzionamento degli organi della secrezione, quali sono: i reni, la vescica, gli intestini. Quindi le malattie di occhi, di denti, di orecchi, di testa, di gola, di polmoni, di peno, di stomaco, le malattie della pelle, il reumatismo, l’artrite, le pia- ghe, le ferite interne, i tumori, non sono altro che effetti di una cattiva o ridotta azione degli organi secretori. Qui sta la causa prima di tutti i disturbi locali del nostro piccolo mondo, qual è il nostro corpo. Si curino questi organi malati, e noi ritorniamo sani. Con quali mezzi? La medicina naturale prescrive i seguenti:
Per uso esterno giovano assai i bagni caldi di foglie di ginepro, di pino, di piceo, di abete, di tuia, di radici di imperatoria e di ortiche. Per uso interno, si usano i decotti di quelle erbe che eccitano e puliscono i reni e la vescica, promovendo fortemente l’orinazione, quali, ad esempio: le bacche di ginepro, le ortiche, la salvia, i rizomi di gramigna, la coda cavallina, rebbio, l’alchimilla, gli stimmi del granoturco, il camedrio alpino, il sedano, le cipolle, la bonaga, ecc. Molto indicati sono gli impacchi caldi sui reni, sulla vescica e sullo stomaco, di quelle erbe che servono a corroborare detti organi. Tali sono: le cipolle, l’aglio, l’imperatoria, la maggiorana, la menta, il timo, la ruta, la lavandola, le quali si applicano asciutte, per la durata di otto-quindici giorni. E cosa meravigliosa osservare la cessazione delle malattie di occhi, di orecchi, di denti, di raffreddori con questi impacchi, senza adoperare altri rimedi. Il fumo, dice il Kúnzle, si osserva nelle orecchie, nei denti, nella bocca, negli occhi, ma il fuoco giace nei reni.
Causa, effetti, rimedi Il nervoso e la malattia predominante del nostro tempo. È difficile trovare un individuo che, attraversato da contrarietà più o meno reali, sappia mantenersi calmo, e non trasmodi in escandescenze, in odii e vendette, da cagionare gravi guai, fino a peggiorare la propria salute, già scarsa, e rendersi ridicolo ai benpensanti e normali. Da dove proviene questa epidemica nervosità? La prima causa va ricercata generalmente nella famiglia: genitori nervosi, figli nervosi; genitori viziosi, figli viziosi. Bevono spesso, specialmente le mamme, caffè forte, e ne danno anche ai loro bambini, con lo specioso pretesto che, facendo altrimenti, piangono. Vanno d’ordinario a dormire troppo tardi, alle dieci, alle undici, alle dodici, e permettono fare altrettanto ai loro figliuoli, con grave scapito della salute. Per non contrariare il loro cattivo gusto, favoriscono o permettono mode, capricci, allenamenti e sport inconsulti, cinematografi immorali, letture sconce, relazioni indegne.Altra causa di nervosismo viene data dalle scuole, non già dai maestri e professori, che faranno certo il loro dovere, ma dalle materie delle quali sono sovraccarichi i discepoli. Che se questo si avvera nelle scuole elementari, il nervoso cresce sempre più nelle scuole medie e superiori, dove ogni professore, terminata la sua lezione, è libero, mentre lo studente deve impiegare certe volte le ore della notte per imparare le lezioni date da tutti i professori, e nessuno pensa alla sua salute, finché non cada ammalato. E qui intendo parlare di studenti bene intenzionati e laboriosi, perché se il nervoso e deperimento avviene da tutt’altra causa che lo studio, come non di rado avviene, allora a questi miseri si può applicare il detto: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.Altre cause di nervosismo troviamo nelle condizioni stesse della vita di questo ventesimo secolo: i divertimenti troppo prolungati e di notte, le musiche clamorose, la radio, il cinematografo, le macchine, l’auto, il motore assordante: tutto questo apparato moderno, insomma, sconcerta fatalmente il sistema nervoso! Come curare, dunque, questa nervosità morbosa? Prima cura per i nervosi sia quella di seguire l’ordine di natura stabilito da Dio perfino alle bestie, cioè: il giorno lavorare; di notte riposare, e non viceversa, se non in casi accidentali. Evitare cibi e carni troppo pesanti, e servirsi a preferenza di frutta e di legumi. Adoperare poco sale, niente pepe, niente acquavite, e poco vino. Chi e sano e regolato, si faccia un dovere di consolare e distrarre questi poveri sofferenti e compatirli. Far moto all’aria aperto, specialmente nei boschi silenziosi, e a capo scoperto.Se tu che mi leggi fossi talmente sovraeccitato dal nervoso, da non poter nemmeno dormire, va’ in alta montagna, associati magari con un pastore, mangia, bevi e dormi con lui, senza più preoccuparti di leggere o di scrivere, prendi lui in tutto il suo metodo di vita come esemplare, e riacquisterai la tua primiera sanità. Ma il buon Dio ha dato anche a questi poveri ammalati di nervoso alcune erbe speciali, per curare i loro malori; e queste sono: le cariofillate, le alchimille, le mente, le malve e le veroniche. Bevete spesso il thè di queste preziose pianticelle: vi faranno bene; e per conciliare il sonno, procuratevi guanciali di felce o di foglie di nocciolo.
Insomma, vivete sani, contenti e felici: questo l’augurio del vostro Erborista!
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