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MELCHIORRE "il vecchio" (1573 ca. - 1642 ca.) Pittore
E' l'artista che onoriamo in queste celebrazioni centenarie dell'affresco della Parrocchiale.
Entrato a pieno titolo nella "dinastia" degli uomini celebri, grandezza e gloria delle genti valsesiane!
MELCHIORRE nasce ad Alagna intorno al 1570 degno fratello dei due più celebri Giovanni ed Antonio.
Riprendiamo sempre dal ricchissimo dizionario del Prof. Debiaggi:
<<La sua formazione dovette essere originariamente locale, in un ambiente di manierismo tardo gaudenziano. Solo in un secondo tempo, nel 1600, col fratello "Tanzio" si allontanò dalla valle, non si sa se per lavoro e per studio, forse nell'ambiente lombardo. Nel 1597 compì la sua opera più nota e appariscente - IL GIUDIZIO FINALE - sulla Facciata della Chiesa Parrocchiale di Riva valdobbia: scenografica e di grande effetto nella sua popolaresca e tumultuosa concezione e nei colori accesi.
E' difficile dire se gli evidenti influssi manieristici gli derivino da una conoscenza indiretta della cultura pittorica romana dei decenni precedenti o dai cicli mantovani di Giulio Romano>>. Melchiorre lavorò molto al Sacro Monte con affreschi commissionati - sollecitati - dai fratelli Giovanni e Antonio. Molte sono le controversie sull'attribuzione certa dei suoi lavori in Fervento, Rossa e Piode, nella collegiata di Varallo e nelle parrocchiali di Quarona e di Agnona.
Uno dei pochi dipinti - annota il Debiaggi - che si può assegnare con buona probabilità a Melchiorre "il vecchio", per l'affinità con le sue opere più sicure è l'affresco della "Madonna col Bambino ed i SS.Anna, Giovanni, Lazzaro e Marco" sulla facciata della chiesa di S. Marco in Boccioleto. Se l'affresco di Riva Valdobbia è la sua opera più celebre, i due "Angeli in adorazione" nella pinacoteca di Varallo, già nella chiesa di S. Carlo della stessa città, ed un tempo creduti del Della Cerva, sono il suo capolavoro e rilevano ancora una profonda adesione alla tradizione gaudenziana.
Melchiorre morì dopo il 1641 probabilmente a Varallo.
Mentre ricercatori, studiosi ed amanti dell'arte di questo periodo si soffermano sulle caratteristiche artistico-culturali, sulla datazione e sulla attribuzione delle varie opere tramandateci, poco - o quasi nulla - ci riferiscono sulla vita privata e di relazione.
Di Melchiorre "il vecchio" si apprende, da un atto del 1640, che sposò certa Eva Ferro sorella dello statuario Giacomo; figli di Zanino Ferro della Balma Ripa di Pietre Gemelle.
Melchiorre ebbe una figlia di nome Caterina coniugata con certo Bartolomeo Carelli, mercante varallese.
Con il fratello Antonio (il Tanzio) fu a Roma per il giubileo indetto da papa Clemente VIII: lasciando la sua Valsesia, per lavoro, porta con sè un lasciapassare rilasciato dal pretore Fulvio Visconti, nel quale si attesta che i due sono <<juvenes bonae vocis condicionis et famae>>. Melchiorre era membro della Confraternita Varallese di Santa Marta. La sua sepoltura fu in Varallo perchè si apprende dal testamento di Maria (figlia di Giovanni "il giovane") del 5/6/1629 e di quello di Caterina (sua figlia) in data 27/8/1681 che i componenti della <<famiglia D'Enrico del fu Giovanni (il vecchio) venivano solitamente sepolti nella tomba di famiglia situata nella chiesa Varallese di Santa Maria delle Grazie>>...<<ante ed extra chorum eiusdem ecclesiae prope portam parvam tendentem in conventum eorundem R.R. Patrum>>...
Qui terminano le note sulla "dinastia degli artisti D'Enrico" e sull'autore dell'affresco del Giudizio Universale (Giudizio Finale).
Melchiorre avrebbe - forse - desiderato sepoltura al prospetto del suo dipinto: la parete era infatti l'anteriore del camposanto. Non minore e degna sepoltura gli è stata però riservata, per essere la Madonna delle Grazie in Varallo altro pregevole e storico gioiello valsesiano con opere architettoniche e pittoriche di estrema bellezza: su tutte l'affresco eseguito dal Ferrari nel 1513 "la Grande Parete" sulla quale il sommo Artista rappresentò in ventun "spartimenti" la vita del Redentore ed - annota il Ravelli - ogni scomparto, per la finezza d'arte, è un capolavoro.
Il giudizio Universale
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