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I FRATELLI D'ENRICO (De Henricis)
ARTISTI VALSESIANI
di Basilio Fumagalli
GIOVANNI "il giovane" (1570 ca. - 1644) Scultore
ANTONIO "detto IL TANZIO DI VARALLO" (1575 - 1633)Pittore
MELCHIORRE "il vecchio" (1573 ca. - 1642 ca.)Pittore
La casa dei de Henricis, sita in frazione Giacomolo di Alagna avevascolpito, sulla porta, con la data 1609, un versetto biblico in tedesco: "ALLEIN GOTTEHERE" cioè: "A DIO SOLO L'ONORE".
E' in questa casa che tra il 1570 ed il 1585 nacquero i tre valenti artisti: Giovanni,Antonio e Melchiorre.
Chi erano i de Henricis (italianizzati D'Enrico)
Una dinastia di Artisti con radici alagnesi, ma con operatività che aveva centro inVarallo per essere questa uno snodo non solo politico-economico della Valle, ma anche eprincipalmente, un polo artistico-culturale.
Non è però facile districarsi nell'albo genealogico dei D'Enrico che risultaproblematico rendere visibile anche ai più attenti studiosi, partendo dai capostipitidelle due famiglie facenti capo ad ENRICO - il magistrato - ed a GIOVANNI - ilfabbro-ferraio - e determinare con una certa identità le generazioni succedutesi neglianni.
Queste difficoltà derivano da omonimie di alcuni membri dei due rami, da evidenti lacunenegli atti dei notai valsesiani e dal fatto che le varie opere plastiche, pittoriche ededilizie, commissionate al componente di una famiglia, venivano eseguite in collaborazionecon componenti di altra famiglia, con mistioni e sconcordanze di diffilile districanza.
Gli studiosi, dai dati che hanno fatto emergere dai "regesti" documentari dellaValsesia, ci rendono certe la presenza in Valle (fine 1500 e primo ventennio del 1600) didue rami paralleli dei D'Enrico, originari di Alagna, composti da omonimi membri edoperanti in campo artistico.
Documentate e sicure le ascendenze e discendenze di MELCHIORRE - IL PITTORE DEL NOSTROGIUDIZIO UNIVERSALE - che andiamo ad indicare.
Melchiorre è figlio di Giovanni (fabbro ferraio in Riale di Alagna) e fratello di Enrico(capomastro), di Giovanni (scultore, architetto, lapicida, capomastro), di Giacomo(costruttore), di Pietro (lapicida, architetto), di Antonio (pittore: il famosissimoTanzio) e di Caterina.
Il padre Giovanni (detto poi il "vecchio" per distinguerlo dal figlio Giovanni),stimato e ricercato fabbro ferraio, appartenente a quella antica categoria degli artigianidel ferro, tanto ricercata per la loro abilità e grazia, dai vari "potentati"dell'epoca, in Italia ed all'estero. Giovanni, "il vecchio" rimane uno dei piùantichi artigiani del ferro che la Valsesia ricordi.
Dei sette figli, i più famosi - a' nostri giorni diciamo: una dinastia di artisti - sonostati: GIOVANNI "il giovane", ANTONIO (detto il Tanzio di Varallo), e MELCHIORRE(il vecchio per distinguerlo da Melchiorre il giovane, cugino, perchè figlio di Enrico,fratello del padre e pittore a sua volta).
GIOVANNI "il giovane" (1570ca. - 1644) Scultore
Scultore, architetto, lapicida e capomastro, è nato a Riale di Alagna ed è l'artista,meglio il "regista" per eccellenza, del Sacro Monte di Varallo.
Dal Dizionario degli artisti Valsesiani dell'esimo e valente Prof. Debbiagi, dotto edinsigne studioso della storia Valsesiana riprendiamo:
<<quasi nulla si sa dalla formazione del Giovanni. Secondo il Fassola fu"allievo del Tabacchetti e del proprio ingegno e da sè stesso divenne insignevirtuoso". Certo è che dal Tabacchetti o da altro plasticatore non apprese che latecnica del mestiere, perchè la sua sensibilità e la sua rude forza espressiva loportarono a rifarsi necessariamente alla grandiosa e corporale plastica gaudenziana. Eglila interpretò con accentuato e prepotente verismo, appena velato dalla coreograficafastosità dei costumi. L'attività di Giovanni, statuario ufficiale del Sacro Monte,inizia nel 1605 e non terminerà che il 12 maggio 1640>>.
<<Nei trentacinque anni trascorsi al Sacro Monte uscì dalla sua bottega un numeroimponente di statue, più di trecento, che andarono a popolare la maggior parte dellecappelle del Santuario>>.
Gruppi plastici, elementi architettonici, orchestrazione d'insieme, magistrale fusione dipersonaggi dipinti e scolpiti, caratteriali per arguzia e linearità, ricercati effettiprospettici, movimentazioni dei gruppi contestuali ai contenuti parietali: queste leincommensurabili bellezze delle cappelle del Sacro Monte. Giovanni, non solo scultore, maanche architetto e costruttore: suo il "progetto generale del Sacro Monte", suala progettazione dell'elegantissima loggia che chiude la piazza della Basilica,compartecipe poi alla costruzione della Basilica.>>
Scultore e capomastro presente non solo in Valsesia, ma anche a Novara, Tortona forseanche ad Oropa, Varese, Orta. Giovanni muore a Borgosesia nel 1644 ove si era recato adassistere uno dei tanti suoi allievi - Giacomo Ferro - nell'esecuzione delle cappelledella chiesa di Montrigone.
ANTONIO "detto IL TANZIO DI VARALLO"
Riprendiamo dal Dizionario del Debiaggi:
<<E' con Gaudenzio Ferrari uno dei due artisti-guida in Valsesia ed uno dei massimi esponenti della pittura seicentesca nell'Italia Settentrionele. Nato ad Alagna, ultimo dei fratelli D'Enrico, iniziato dapprima all'arte nell'ambiente familiare, certo dai fratelli Giovanni, lo Statuario e Melchiorre, il pittore, innestò sulla formazione tradizionale,di lontana origine gaudenziana, un nuovo e vitale apporto caravaggesco, che apprese nel suo viaggio e nella sua permanenza nell'Italia centrale e specialmente a Roma, all'inizio del Seicento. Suoi dipinti nel Lazio ed in Abruzzo testimoniano questa presenza nel centroItalia. Tornato intorno al 1615 nell'Italia settentrionale, portò nell'ambiente manieristico piemontese e lombardo il fare violento e fortemente chiaroscurato del Caravaggio>>.
Famosissimi i suoi dipinti: il S. Carlo che comunica gli appestati (Collegiata diDomodossola), il S. Antonio (pinacoteca di Varallo), gli affreschi della cappella delSacro Monte: Cristo condotto a Pilato; "che sono tra le cose più monumentali nel grandioso equilibrio di architetture e figure, piene di vivacità coloristica, discatenata vitalità e primo esempio della personalissima tecnica tanziana dell'affresco tratteggiato".
I suoi dipinti (Il David, Pilato si lava le mani, Concezione di S.Anna, S. Giovanni neldeserto, San Sebastiano) sono presso musei e pinacoteche di Buenos Aires, di Brera aMilano, di Torino, di Tulsa in USA, di New York. Impossibile, in questo fascicolo celebrativo della famiglia D'Enrico, elencare le innumerevolissime opere del Tanzio chiuse con il Ritratto del B. Giovanni Ravelli presso la Pinacoteca di Varallo.
Antonio D'Enrico morì nel 1635 in Varallo. Dallo stesso, che portò "nell'Italia settentrionale la voce del rinnovamento caravaggesco, tanto da essere salutato come il -Caravaggio delle Alpi -, deriverà quella cultura, tipica dell'ambiente valsesiano tra la fine del Seicento ed il principio del Settecento, di singolare ed isolatopre-verismo".
MELCHIORRE "il vecchio" (1573ca. - 1642 ca.) Pittore
Entrato a pieno titolo nella "dinastia" degli uomini celebri, grandezza e gloriadelle genti valsesiane!
MELCHIORRE nasce ad Alagna intorno al 1570 degno fratello dei due più celebri Giovanni edAntonio.
Riprendiamo sempre dal ricchissimo dizionario del Prof. Debiaggi:
<<La sua formazione dovette essere originariamente locale, in un ambiente dimanierismo tardo gaudenziano. Solo in un secondo tempo, nel 1600, col fratello"Tanzio" si allontanò dalla valle, non si sa se per lavoro e per studio, forsenell'ambiente lombardo. Nel 1597 compì la sua opera più nota e appariscente - IL GIUDIZIO FINALE - sulla Facciata della Chiesa Parrochiale di Riva valdobbia: scenografica edi grande effetto nella sua popolaresca e tumultuosa concezione e nei colori accesi.
E' difficile dire se gli evidenti influssi manieristici gli derivino da una conoscenza indiretta della cultura pittorica romana dei decenni precedenti o dai cicli mantovani diGiulio Romano>>. Melchiorre lavorò molto al Sacro Monte con affreschi commissionati- sollecitati - dai fratelli Giovanni e Antonio. Molte sono le controversie sull'attribuzione certa dei suoi lavori in Fervento, Rossa e Piode, nella collegiata di Varallo e nelle parrocchiali di Quarona e di Agnona.
Uno dei pochi dipinti - annota il Debiaggi - che si può assegnare con buona probabilità a Melchiorre "il vecchio", per l'affinità con le sue opere più sicure èl'affresco della "Madonna col Bambino ed i SS. Anna, Giovanni, Lazzaro e Marco"sulla facciata della chiesa di S. Marco in Boccioleto. Se l'affresco di Riva Valdobbia èla sua opera più celebre, i due "Angeli in adorazione" nella pinacoteca di Varallo, già nella chiesa di S. Carlo della stessa città, ed un tempo creduti del Della Cerva, sono il suo capolavoro e rilevano ancora una profonda adesione alla tradizione gaudenziana.
Melchiorre morì dopo il 1641 probabilmente a Varallo.
Mentre ricercatori, studiosi ed amanti dell'arte di questo periodo si soffermano sulle caratteristiche artistico-culturali, sulla datazione e sulla attribuzione delle varie opere tramandateci, poco - o quasi nulla - ci riferiscono sulla vita privata e di relazione.
Di Melchiorre "il vecchio" si apprende, da un atto del 1640, che sposò certaEva Ferro sorella dello statuario Giacomo; figli di Zanino Ferro della Balma Ripa di Pietre Gemelle.
Melchiorre ebbe una figlia di nome Caterina coniugata con certo Bartolomeo Carelli,mercante varallese.
Con il fratello Antonio (il Tanzio) fu a Roma per il giubileo indetto da papa ClementeVIII: lasciando la sua Valsesia, per lavoro, porta con sè un lasciapassare rilasciato dal pretore Fulvio Visconti, nel quale si attesta che i due sono <<juvenes bonae vociscondicionis et famae>>. Melchiorre era membro della Confraternita Varallese di Santa Marta. La sua sepoltura fu in Varallo perchè si apprende dal testamento di Maria (figliadi Giovanni "il giovane") del 5/6/1629 e di quello di Caterina (sua figlia) in data 27/8/1681 che i componenti della <<famiglia D'Enrico del fu Giovanni (ilv ecchio) venivano solitamente sepolti nella tomba di famiglia situata nella chiesa Varallese di Santa Maria delle Grazie>>...<<ante ed extra chorum eiusdemecclesiae prope portam parvam tendentem in conventum eorundem R.R. Patrum>>...
Qui terminano le note sulla "dinastia degli artisti D'Enrico" e sull'autore dell'affresco del Giudizio Universale (Giudizio Finale).
Melchiorre avrebbe - forse - desiderato sepoltura al prospetto del suo dipinto: la parete era infatti l'anteriore del camposanto. Non minore e degna sepoltura gli è stata peròr iservata, per essere la Madonna delle Grazie in Varallo altro pregevole e storico gioiello valsesiano con opere architettoniche e pittoriche di estrema bellezza: su tutte l'affresco eseguito dal Ferrari nel 1513 "la Grande Parete" sulla quale il sommo Artista rappresentò in ventun "spartimenti" la vita del Redentore ed - annota il Ravelli - ogni scomparto, per la finezza d'arte, è un capolavoro.
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