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Puncetto Valsesiano
"Rustica grazia e signorile semplicità":
questa è la definizione più appropriata del "puncetto Valsesiano", indicato anche come "trina regale", prodotto tipico ed esclusivo della Valle del Sesia.
Di questa terra ricca d'incanti, selvaggia e delicata, di questa gente semplice e geniale il "puncetto" riassume le più nobili caratteristiche, insieme componendo l'amabile grazia e la rude fatica, l'estrosa immaginazione e la pratica concretezza.
Le origini di questo pizzo o merletto sono misteriose e sfiorano la leggenda. Il poliedrico snodarsi dei disegni e la fantasia dei moduli compositivi, congiunti alla compatta struttura razionalmente costruita su ricorrenti geometrie, e come"arabescata", sembrano tradire una matrice orientale, perciò denominato anche"puncetto saraceno.
Non si hanno prove però di una eredità lasciata dai Saraceni, che prima del 1000 si sono spinti nelle adiacenti vallate Alpine. Altri quindi sospettano di influenze alemanne, introdotti dai vallesi sul finire del 1200 a colonizzare le testate delle valli del Monte Rosa.
La definizione di "punto ovario" viene invece riferita ai pizzi più antichi e compatti, con ricami che rimandano a lavori d'intarsio o filigrana di gusto rinascimentale.
E' toccato infatti al grande Gaudenzio Ferrari, all'artista valsesiano più rinomato lasciare la più sicura attestazione storica sul "puncetto", con l'umile grazia del quale rese più preziose e davvero regali gli abiti delle sue Madonne.
Poi la tradizione è stata raccolta dai pittori e plasticatori che si sono succeduti per decorrere e animare di tante figure il Sacro Monte di Varallo, col "puncetto" usato per ingentilire i costumi popolari di quell'epoca, inaugurando così la combinazione tra questa trina e i tipici "costumi valsesiani" delle varie località, continuata fino ai giorni nostri.
Ma è soltanto sul finire del 1800 e agli inizi di questo secolo che il "puncetto valsesiano" arriva alla notorietà: quando scoperto e apprezzato dalla Regina Margherita di Savoia durante le sue visite in Valsesia, grazie anche all'interessamento della Marchesa D'Addda Prinetti Salvaterra, venne introdotto a corte e tutte le dame fecero a gara per sfoggiare questo pizzo originale, che conosceva così il fascino dei salotti liberty e le civetterie della "Belle Epoque".
Oggi sono le stiliste dell'alta moda a ricercare pezzi di questa leggiadra trina per aggiungere un tocco raffinato ai loro abiti e a farne mostra nelle sfilate o sulle pubblicazioni specializzate.
Nei secoli scorsi invece, in Valsesia, era abitualmente usata oltre che per ornare capi d'abbigliamente anche per decorrere la biancheria di casa, come tovaglie, lenzuola, federe e salviette. In tal modo nel cassettone di una sposa valsesiana era custodita una dote preziosa, come quella di una pprincipessa, e tutto dovuto alle mani operose delle stesse donne, dalle più giovani che ricamavano nei ritagli di tempo concessi dai lavori domestici o nei ccampi, alle già anziane che tramandavano il segreto di generazione in generazione.
La tecnica di esecuzione si affida all'ago e al filo da ricamo sapientemente manovrati per formare tanti piccoli nodi o punti - da qui il termine dialettale di "puncet" - tra loro collegati in un gioco continuo di vuoti e pieni per andare a comporre figure del tipo che il microscopio ci fa scoprire nei fiocchi di neve, ed è come se in questo merletto fosse rappresentato tutto l'incanto della natura, col fascino della montagna sotto il cielo trapuntato di stelle, in un caleidoscopio di forme geometriche. Leggiadro e compatto per sfidare l'eternità il puncetto valsesiano passa indenne tra frequenti lavaggi e stirature, tanto da far giungere fino a noi pizzi anche molto antichi, che la patina del tempo rende ancora più preziosi. E certo, insieme a tanta fantasia costa anche molta fatica, col paziente armeggiare sotto la vigile attenzione degli occhi, ore ed ore per poter ottenere un piccolo riquadro o un "ragno" - come dicono le puncettaie - con l'esile trama dei "ponti" per i collegamenti a raggera.
Ecco perchè ai profani, abituati alle cose in serie può sembrare un pò caro, quando chiedono il prezzo per l'acquisto, senza avvertire di essere in presenza di un lavoro artigianale che perviene sempre all'indiscusso livello di una piccola o grande "opera d'arte" singolarissima, finalmente attestata da un "certificato di garanzia".
Infatti è grande merito della Comunità Montana Valsesia, riprendendo quanto già negli anni passati aveva avviato il compianto Ministro Pastore, l'aver promosso l'istituzione di corsi di formazione per insegnare e far continuare la tecnica del puncetto, diffondendo le conoscenze, sollecitando la produzione e favorendone la commercializzazione.
In tal modo è stato scongiurato il pericolo di una progressiva perdita di un patrimonio di autentica arte e cultura valsesiana.
La stessa Comunità Montana, col patrocinio della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di Vercelli, ha poi istituito un"albo" delle Maestre puncettaie e delle Puncettaie abilitate dai corsi, con una"Commissione" tra loro stesse formata per assegnare ai lavori ritenuti idonei, prima di essere commercializzati, un "Certificato di Garanzia", sicuro attestato di autenticità.
Informazioni:
Comunità Montana Valsesia - Varallo
Corso Roma 35
Tel. 0163/51555-53800
Guarda nelle immagini come si fa il Puncetto.
Guarda nel
video come si fa il Puncetto.
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