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VALSESIA – CENNI DI GEOMORFOLOGIA

E’ presumibile che all’atto dell’emersione tardo-pliocenica (pliocene da 5,2 milioni di anni fa a 1.6 milioni di anni fa) si fosse definita una vasta piana fluvio-deltizia, la quale interessava l’intero settore attualmente di pertinenza della bassa valle almeno sino all’altezza di Quarona. I lembi relitti che testimoniano la preesistenza di tale originario elemento morfologico si rilevano approssimativamente tra quota 700-800 m nel basso settore vallivo. In tale periodo l’ossatura del rilievo era già costituita nell’ambito del cuore della zona montagnosa, anche se il sollevamento isostatico non si era ancora manifestato nel massimo del proprio sviluppo.
In Valsesia sono effettivamente ricostruibili non meno di quattro distinte pulsazioni, particolarmente evidenti nel tratto vallivo medio, testimoniate dalla presenza di serie distinte di lembi terrazzati relitti in corrispondenza dei quali si rinvengono depositi glaciali o comunque morenico scheletrico sparso. La massima avanzata del ghiacciaio interessò la bassa valle nel corso del Pleistocene medio (pleistocene da 1,6 milioni di anni fa a 10.000 anni fa), allorquando il ghiacciaio lambì Borgosesia, ove sono conservati numerosi massi erratici presso le alture di Cartiglia. Le informazioni sul quadro geomorfologico e gli stessi dati litostratigrafici indicano che il ghiacciaio non superò mai la stretta del M. Aronne, poco a monte della confluenza del T. Sessera. Lo spessore della lingua glaciale nel settore medio-inferiore della valle non doveva risultare superiore a 20-25 m, come si evince dal fatto che le pulsazioni più recenti non hanno cancellato i segni di quelle immediatamente precedenti, conservati a quota di poco superiore. Sempre in tale settore l’estensione laterale del fronte glaciale non era particolarmente considerevole.
Al ghiacciaio valsesiano non è associato un anfiteatro o comunque una morena frontale, evidentemente asportata dall’erosione intercorsa, anche in considerazione che il ghiacciaio era di tipo intravallivo. Nel tratto superiore della valle il ghiacciaio aveva sicuramente maggiore consistenza, particolarmente per quanto riguarda lo spessore che poteva presumibilmente raggiungere e forse anche superare i 50 m. Al ghiacciaio principale si saldavano via, via i laterali provenienti dal vallone del Bors, dell’Olen e dell’Otro in Comune di Alagna, il ghiacciaio della Valvogna presso Riva Valdobbia, quelli della Valle Artogna e della Val Sorba presso Campertogno-Piode ed infine quelli della Valsermenza presso Balmuccia e della Val Mastallone presso Varallo.
Presso la testata delle principali valli tributarie della Valsesia sono presenti circhi glaciali molto evidenti, generalmente ampi, non infrequentemente riutilizzati da modesti laghi di circo. Tra questi ricordiamo i laghi Tailly in alta Valle d’Otro, il lago di Larecchio, il lago Nero, il lago Verde ed il lago Bianco in alta Valvogna, i laghetti dell’alta Valle Artogna, il Lago Baranca alla testata della Valmastallone.
E’ presumibile che le successive pulsazioni glaciali abbiano interessato l’area valsesiana nel corso dell’intero periodo pleistocenico, quindi nel corso di 750.000 anni circa. In tale periodo l’avanzata del ghiacciaio si accompagnò ad un ingente sollevamento, maggiormente spiccato nel settore di testata. L’interazione tra i due fattori di modellamento, il sollevamento (endogeno) e l’erosione glaciale (esogeno), ha così prodotto presso il settore di Borgosesia un approfondimento di circa 250 m, pari a circa 0,33 mm/anno. Al ritiro glaciale si manifestarono consistenti marocche (masse di detriti rocciosi), venendo meno il sostegno dei fianchi vallivi da parte del ghiacciaio. Tra queste quella maggiormente rilevante, ancora oggi ben individuabile, fu quella che si manifestò nel settore a monte dell’abitato di Boccioleto, in bassa Valsermenza, ove è attualmente presente la nota Torre. Tale frana è geneticamente riconducile a discontinuità strutturale e al ritiro glaciale ha di fatto bloccato temporaneamente la valle, producendo un temporaneo lago di frana, rapidamente svuotatosi. Il tutto è testimoniato dalla presenza di serie di sedimenti lacustri poco più a monte, all’altezza di località Fervento, connotati da spessori non superiori a 15-20 m.

CENNI STORICI
Quando il ghiacciaio della valsesia si ritirò lasciò il posto ad un lago; con la scomparsa di questo la valle divenne abitabile: sono stati infatti ritrovati resti dell'UOMO DI NEANDERTAL risalenti a circa 50.000 anni fa nelle grotte del monte Fenera. Abitata dai Liguri, che furono conquistati dai Romani solo sotto l'impero di Augusto, la Valsesia venne inserita prima nella Gallia Transpadana poi nella provincia Ligure ed infine in quella delle Alpi Cozie. Sotto il dominio longobardo entrò a far parte del distretto del duca d'Isola San Giulio. Passò poi al Marchesato d'Ivrea durante l'epoca di Carlo Magno ed in seguito fece parte dei possedimenti del vescovo di Vercelli. Sino agli inizi del XII e XIII secolo le zone più interne della valle risultarono disabitate. Durante questo periodo si verificò la colonizzazione delle popolazioni di stirpe germanica chiamate WALSER (VEDI SEZIONE ARCHIVIO, ATTIVITÀ 2003) nonché, nelle valli più accessibili, l'aumento delle presenze agricolo-pastorali di gente trasferitasi dal piano e, nelle restanti aree, il consolidamento di quegli insediamenti umani che divennero presto oggetto di contrasti fra i vescovi di Novara e Vercelli e i grandi feudatari come, ad esempio, i conti di Biandrate. Venduta nell'XI secolo ai conti di Biandrate, alleati di Federico Barbarossa, rimase un loro feudo per circa tre secoli, fino a quando l'esercito della comunità lombarda, non potendo vendicarsi sul Barbarossa in persona, attaccò i Biandrate che, subite gravi perdite, videro la Valsesia allearsi con la comunità lombarda. Erano intanto sorte aspre lotte tra Novara e Vercelli per il dominio della valle ed i Biandrate furono costretti ad allearsi ora con l'una ora con l'altra parte. Mentre i conti, in difficoltà, dovevano dividere i domini, i Valsesiani si univano aspettando il momento giusto per sottrarsi al giogo che da tempo li opprimeva. Appoggiati dai Novaresi costituirono una "Comunità Generale" retta da un podestà risiedente a Varallo, stipendiato dalle rendite dei conti. Questi perdevano così importanza fino a quando, perso l'appoggio dei Vercellesi, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini del 1263, caddero in rovina. È in questo periodo che si inserisce nella storia della Valsesia FRA DOLCINO: i Valsesiani, appoggiandolo, desideravano contribuire alla caduta dei Biandrate, e per migliorare la difesa costituirono un'altra "Comunità Generale" divisa in due corti: quella superiore, che prevedeva Varallo come capitale, arrivava fino a Quarona; quella inferiore, invece, comprendeva Borgosesia e Valduggia . I comuni erano retti da due consoli ma, due volte l'anno, tutti i consigli comunali si riunivano per prendere decisioni relative alla Valle. La Valsesia si legherà più tardi alla Lombardia nel ducato di Milano; infine verrà conquistata dalla Francia e dalla Spagna di Carlo V fino ad essere inserita nel ducato di Savoia e poi nel regno d'Italia.

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