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Le affascinanti leggende della Valsesia
Valsesia....… un luogo magico e splendido, una zona di antiche leggende e
tradizioni… e in Valsesia un paese, adagiato su di un altipiano e circondato da
numerose frazioni e località; un paese di mille anime che vanta antiche origini,
forse etrusche, sicuramente celtiche.
Tra le strette vie ed i boschi, diverse sono le leggende che si sussurrano, che
si ripetono.
Una su tutte, forse più che una leggenda una vera e propria
“storia”, che racconta un anziano del luogo… Da bambino, egli viveva con la
numerosa famiglia in una frazione, allora isolata dal paese… Tra i suoi
fratelli, il più piccolo venne colpito all’improvviso da una misteriosa
malattia, una febbre che andava e veniva durante il giorno, e che in alcuni
momenti sembrava colpirlo più che in altri… ogni giorno, verso il tramonto, il
piccolo peggiorava… ogni giorno, verso il tramonto, una donna veniva a chiedere
della sua salute e a portare qualche provvista, un po’ di pane e latte per il
piccolo infermo… L’anziano racconta di aver un giorno spiato la misteriosa
signora, mentre usciva dalla casa… Ella si guardava intorno circospetta, ed
iniziava a percorrere il perimetro della masseria in senso antiorario, per tre
volte, lanciando in aria delle piume. Ogni giorno la vicina tornava e il piccolo
peggiorava, il corpicino si indeboliva di giorno in giorno fino a che la morte
non sopraggiunse… proprio una sera al tramonto, mentre la misteriosa signora era
in visita.
Il nostro narratore ricorda come fosse oggi di aver seguito con lo sguardo la
donna che usciva dalla sua casa, compiva 3 giri in senso orario e scompariva…
Egli, sconsolato, mentre finiva il suo racconto, ha scosso la testa e ci ha
detto che la donna era conosciuta per essere una BANSHEE… Il paese,di origini
celtiche, accoglie nel suo dialetto e nei suoi ricordi il richiamo di un nome
irlandese… Banshee… la figura di un oscuro fantasma che annuncia la fine della
vita…
Poi c’è un’altra frazione, e per un’altra frazione c’è un’altra storia… quella
della “ca’ dal gatt”… una casa, costruita nel 1600 e ancora oggi abitata. La
storia ha due versioni… ovviamente prendiamo quella più “suggestiva”, riferitaci
dai fratelli Ottoni di Torino. Questa casa, costruita a ridosso della strada,
era inizialmente abitata da una donna sola e dal suo gatto… Una sera la donna si
attardò a cucire davanti al fuoco, con il gatto in grembo… Ad un certo punto, il
fuoco iniziò ad essere meno vivo e la donna cominciò ad arrovellarsi per
ravvivarlo, non avendo con se altra legna… Uscendo per recarsi nella legnaia, si
accorse che sulla strada stava passando una processione e che ogni fedele
portava con sé un lume… La donna pensò che una fiaccola potesse esserle utile
per riattizzare il suo camino, e quindi, con il gatto appresso ed una fascina di
legna nel grembiule si avvicinò ad una donna e le chiese se poteva prestarle un
attimo la sua fiamma per ravvivare il focolare… La padrona di casa rientrò con
il lume, ravvivò il fuoco e poi uscì di nuovo per restituire la candela, ma
fuori dalla casa non c’era più nessuno. La donna allora spense la fiaccola, la
posò sul camino e continuò a cucire.
La mattina successiva, avvicinandosi al camino, la nostra signora si accorse che
il cero si era trasformato in una tibia umana… Spaventata ma pratica al tempo
stesso, la donna decise che la sera successiva avrebbe aspettato la processione
e restituito l’osso alla sua proprietaria… Si attardò nuovamente a cucire e,
appena vide la processione, uscì, con il gatto appresso e con l’osso tra le mani
e lo restituì all’unica donna che camminava senza un lume… Questa la ringraziò e
le spiegò che quella era la processione delle anime dei morti, condannate a
vagare per l’eternità per espiare i loro peccati, e che anche lei, avendoli
visti la sera prima, avrebbe dovuto unirsi a loro, ma che avendo avuto con sé il
suo gatto, animale magico, era stata protetta dal maleficio.
La padrona di casa promise allora alla donna che avrebbe fatto qualcosa per lei
e per i suoi “compagni di viaggio”. Il giorno dopo si recò dal parroco e chiese
che, ad una certa ora, venissero suonate le campane della chiesa, in onore delle
anime dei morti. Da allora e ancora oggi, ogni sera, le campane della chiesa di
Bosco suonano per ricordare agli abitanti di tenere a cuore le anime dei
trapassati e perché no, di giovarsi della compagnia di un gatto…
Su di una strada ancora oggi isolata tra il comune ed un’altra frazione,
suggestivo percorso tra boscaglia fitta e qualche abitazione isolata, c’è un
albero secolare con il tronco cavo, molto grande, che sarebbe in grado di
contenere anche 2 persone adulte in posizione eretta. Questo albero è chiamato
Albu Creus e si dice che chi vi passasse a mezzanotte, potesse vedere le streghe
che vi accendevano delle luci…
Un paese, adagiato sui monti. Con le sue mille anime e corpo e qualcuna che
invece si è smarrita al distacco dal mondo e vaga, mescolandosi tra i vivi
assieme ad altre arcane presenze…
La notte della vigilia di San Giovanni era una notte magica: attorno ai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, si danzava e si cantava.
Era notte di prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell'aria scura promesse d'amore e di fortuna.
Nella veglia, tra la notte e l'alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa. La rugiada ricordava il battesimo impartito dal Battista nel Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano l'austera penitenza di Giovanni nel deserto prima della sua missione di precursore del Messia. In Valsesia le erbe benedette erano conservate gelosamente in casa, portate all'alpeggio in estate - verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno - riconsacravano la baita di montagna lasciata l'anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d'inizio d'estate. Al ritorno dall'alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l'Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.
Il rito della benedizione dei "fiori di San Giovanni", erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali domestici era assai diffuso. Dalla Valsesia, ci giunge un'antica, suggestiva preghiera:
"Dio onnipotente ed eterno, che hai santificato nell'utero di tua madre il beato Giovanni Battista, e nel deserto hai voluto nutrirlo di erbe, di radici e di locuste silvestri, degnati di benedire questi rami, i fiori e le nuove biade, i frutti e le erbe che i popoli raccolgono, affinché siano una medicina per tutte le anime e per i corpi. Dio, che in principio hai creato tutte le cose con la Tua onnipotenza e ad esse hai assegnato una forza, degnati di benedire questo insieme di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che li portano con sé o li conservano nelle loro case, siano liberati da ogni inganno diabolico. Dio onnipotente ed eterno, che ti sei degnato di nutrire nelle grotte del deserto il beato Giovanni Battista di locuste e di miele selvatico, degnati pure, Signore, di benedire e di santificare questi fiori oggi preparati in onore al Tuo nome, affinché a tutti quelli che li portano in mano o li conservano nelle loro abitazioni, siano di protezione per i corpi e per le loro anime e di medicina per tutte le malattie. Dio onnipotente ed eterno, creatore di tutte le cose per l'utilità del genere umano degnati di benedire e di santificare queste creature di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che da esse ne abbiano presi alcuni e li abbiano portati con sé ricevano la guarigione tanto del corpo come dell'anima, e affinché per propria forza, e in onore di Tuo Figlio e Nostro Signore e in onore del beato Giovanni Battista siano nuovamente beati e santificati e abbiano potere contro le tenebre, le nubi e le malignità delle tempeste e contro le incursioni dei demoni ....."
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